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Appalti Tecnopolo e Acquarena, al via il processo: 18 gli indagati

Le ipotesi di reato sono turbativa d'asta, falsità ideologica e materiale, truffa ai danni dello Stato

Attualità Rimini | 18:05 - 24 Settembre 2019 Insegna di aula del Tribunale di Rimini Insegna di aula del Tribunale di Rimini.

Turbativa d'asta, falsità ideologica e materiale, truffa ai danni dello Stato: queste le ipotesi di reato per cui questa mattina (martedì24 settembre), davanti al Gip del Tribunale di Rimini, si è tenuta l'udienza preliminare dell'inchiesta riguardante gli appalti del Comune di Rimini per la costruzione del 'Tecnopolo' e della piscina 'Acquarena'. L'udienza subito rinviata al 19 novembre per un grave impedimento di un difensore, vede 18 indagati, per cui la Procura di Rimini ha chiesto il rinvio a giudizio, per un'unica indagine partita nel 2015 dopo un esposto dell'ex assessore riminese ai Lavori pubblici, Roberto Biagini, condotta dalla Guardia di Finanza e divisa poi in tre diversi stralci a Rimini, Bologna e Pesaro. Tra gli indagati vi sono tre dipendenti comunali cui si aggiungono imprenditori, tecnici e professionisti. Al centro delle accuse una dichiarazione di completamento lavori del Tecnopolo e la certificazione di collaudo per ottenere il finanziamento di un milione e 350mila euro dalla Regione. Per l'altro appalto sotto la lente di ingrandimento della Gdf, quello di 'Aquarena', indagati sono il titolare di una società di consulenza e l'allora vice direttore di una banca del bolognese. Secondo le accuse per partecipare alla gara d'appalto per 'Acquarena' avevano prodotto una documentazione bancaria fasulla.