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Accusata di intascare soldi pubblici e di estorsioni verso donne vittime di violenza: arrestata

In manette una 35enne ex presidente di una Onlus: si faceva pagare anche per attività investigative

Cronaca Cattolica | 12:37 - 12 Settembre 2019 Auto dei Carabinieri di Riccione (foto di repertorio) Auto dei Carabinieri di Riccione (foto di repertorio).

Intascava soldi chiesti ad amministrazioni locali e Regione Emilia-Romagna a titolo di rimborsi o di finanziamenti per progetti di aiuto sociale e psicologico per minori, l'ex presidente di un'associazione senza scopo di lucro, nata per la promozione sociale e contro stalking e violenza di genere, arrestata giovedì mattina dai carabinieri di Riccione al termine di un'indagine coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani. I militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza del gip Benedetta Vitolo in cui si elencano una serie di reati tra cui truffa, estorsione, minaccia e falso. La donna 35enne, che da oggi è ai domiciliari ed è difesa dall'avvocato Alessandro Sarti, si sarebbe proposta anche come investigatore privato. Le sue vittime principalmente donne abusate o maltrattate con figli minori. Una di queste nel 2017 aveva denunciato la 35enne alla Procura e raccontato di essersi trovata di fronte a una richiesta di denaro in cambio di servizi di investigazione. E' stata questa testimonianza a far partire le indagini, a cui avevano fatto seguito altre numerose denunce. I reati che hanno portato all'arresto della donna riguardano diversi reati: truffa, minacce ed estorsione. Come presidente dell'associazione, dopo aver conquistato la fiducia delle potenziali vittime, la donna offriva servizi a pagamento come osservazione, pedinamento, backup dei dati dei telefoni, intercettazioni ambientali. Secondo la 35enne, tutte queste procedure sarebbero state fondamentali in caso di procedimenti civili e penali. Molte donne pur avendo pagato, non hanno mai avuto occasione di visionare il materiale ottenuto.


LE ESTORSIONI. Due gli episodi relativi all'estorsione: una tentata e una andata a "buon" fine. La minaccia era inerente alla situazione familiare delle vittime. La donna affermava di poter influenzare l'esito di giudizi civili inerenti separazione o affidamento dei figli, con il deposito di documentazione ottenuta con i metodi millantati in precedenza. La 35enne era anche riuscita ad ottenere dei finanziamenti che poi tratteneva in parte. In un caso il denaro era giunto dal Comune di Cattolica per la gestione di una casa rifugio. La donna si trova ai domiciliari. E' stato effettuato un sequestro preventivo dei beni: un'auto e metà dell'abitazione di residenza.

"E' doveroso precisare - si legge nella nota dell'Arma - che la vicenda si presenta come un fatto isolato nell' ambito dell' assistenza alle vittime di violenza di genere e non incrina in alcun modo l’efficacia e rilevanza del sistema operativo ( c.d. "rete"). Infatti, le plurime denunce presentate ed i conseguenti accertamenti hanno dimostrato che il sistema è capace di fare emergere comportamenti inadeguati se non, come in questo caso, presumibilmente illeciti."