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In bici per l'ambiente: 5 giorni dal lago di Garda a Rimini per raccogliere la plastica gettata a terra

L'impresa del giovane Raffaele Fanini potrebbe diventare un esempio di viaggi ecologici in giro per l'Italia

Attualità Rimini | 18:57 - 07 Settembre 2019 Raffaele Fanini sotto la ruota panoramica di Rimini Raffaele Fanini sotto la ruota panoramica di Rimini.

di Francesca Valente
La bicicletta non è solo un mezzo ecologico di per sé, ma lo può diventare in funzione di un progetto, come quello di raccogliere i rifiuti da lato strada. La bell’idea è venuta in mente a Raffaele Fanini, 30 anni di Rovereto ma residente a Nago-Torbole (TN), che ha scelto l’itinerario più semplice per compiere l’impresa: raccogliere tutta la plastica possibile attraverso un carretto agganciato alla sua bici, per contribuire a modo suo alla pulizia della natura circostante e per lanciare un segnale di compartecipazione alle tematiche ambientali.

Per lui è stato facile scegliere il percorso: è bastato puntare il dito sulla cartina e collegare casa propria a quella di un amico a Rimini. I chilometri erano 350, le tappe ipotizzate 5 da circa 80 chilometri l’una. Così Raffaele a metà agosto ha inforcato la sua Moser 1978, una «bici d’epoca, un po’ più pesante di quelle di oggi, ma che non mi tradisce mai», ed è partito per raggiungere la riviera romagnola, facendo tutte le soste necessarie per raccogliere in sicurezza la plastica trovata lungo la strada e gettarla negli appositi contenitori. Ha caricato e svuotato il carrettino una ventina di volte, il che vuol dire l’equivalente di circa mille bottiglie di plastica. Una quantità consistente per un viaggio così breve e fatto lungo strade asfaltate ma anche battute, con solo un piccolo pezzo di ciclabile perché «pensando che il ciclista deve viaggiare leggero, ero sicuro di trovare pochi rifiuti lungo i percorsi dedicati».


Raffaele non solo ha pedalato, ma ha dato il suo contributo indispensabile a un ambiente sempre più inquinato, con il problema della plastica diventato vera e propria emergenza globale. La sua proposta è piaciuta molto alla sua associazione trentina di appartenenza “Rotte Inverse”, che nell’ultimo consiglio direttivo ha ascoltato con entusiasmo il racconto del suo viaggio, ipotizzando già di organizzare presto qualcosa di analogo, magari in gruppo.

«Lungo la strada ho trovato soprattutto plastica ma anche qualche rifiuto ingombrante, come forni e una quantità smisurata di pacchetti di sigarette», racconta al telefono, «che per come sono pensati sono pessimi inquinanti visto che sono composti sia di carta sia di plastica», tanto da ipotizzare una riconversione del packaging in chiave più ecologica, per quanto il contenuto sia poco sano. «All’inizio del mio viaggio pensavo di incontrare più curiosità nella gente, ma è successo soltanto una volta che delle signore di una cooperativa vicino a Comacchio mi hanno chiesto cosa stavo facendo. Gli altri mi guardavano molto incuriositi, quasi straniti, ma senza avvicinarsi per chiedere. La gente forse non percepisce ancora il problema della plastica secondo me, altrimenti avrebbe potuto fare qualche domanda in più». A Mantova un gruppo di anziani gli ha raccontato che «negli anni c’è sempre stata molta leggerezza nell’inquinare, anche nel Po, mentre ora sta cambiando la mentalità, anche se continueremo a pagarne le conseguenze». Grazie agli amici ha fatto conoscere il suo progetto anche attraverso i social network, così una volta arrivato è stato subito intercettato dall’associazione “Rimini loves bike”, prima a intervistarlo sul posto. Il progetto non ha ancora un titolo, ma lui è web designer e di iniziative come questa ce ne sarà sempre più bisogno. Chissà allora che presto non vi daremo altri aggiornamenti.