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Paghi 10 euro per provare le scarpe, colpa della concorrenza online: è polemica

Federmoda-Confcommercio Rimini: "è solamente una boutade pubblicitaria che non prenderà piede nel riminese"

Attualità Rimini | 18:18 - 03 Settembre 2019 Foto di repertorio Foto di repertorio.

Un negozio di Mirandola, in provincia di Modena, fa pagare dieci euro ai clienti che provano le scarpe. Questo per arginare il fenomeno delle persone che provano scarpe e capi di abbigliamento senza comprare nulla, perché poi li acquistano sul web, a prezzi più bassi. Federconsumatori parla di regola discutibile, che ad ogni modo deve essere indicata con chiarezza ed evidenza all'ingresso del locale, non all'interno, per consentire al cliente di scegliere se entrare o meno. Per Gianmaria Zanzini di Federmoda-Confcommercio Rimini, l'iniziativa del negoziante modenese è solamente una boutade pubblicitaria che non prenderà piede nel riminese: "E' tutta pubblicità che poi alla fine non porta a niente", spiega Zanzini. Il consiglio ai commercianti riminesi è di non prendere esempio, ma di fidelizzare il cliente e di puntare sulla professionalità e sulla competenza: "Quello che è fondamentale per tutti i commercianti, ma anche per gli artigiani, è fare innovazione e ricerca. Con professionalità e competenza possiamo debellare il mondo della grande distribuzione e del franchising". Il problema della concorrenza dei grandi marchi e delle vendite on-line infatti sussiste a prescindere da questa pratica dei consumatori di provare senza acquistare, per poi fare spese on-line, verificate taglie e comodità dei capi di abbigliamento o delle scarpe. Ma Federmoda-Confcommercio vuole sensibilizzare anche gli stessi acquirenti a comprare in maniera responsabile. Quando lo stesso prodotto costa molto meno sul web che in negozio, deve suonare un campanello d'allarme: "E' palese che si tratti di una contraffazione, seppure a regola d'arte. Oggi in Internet ciò che è venduto per il 60-70% è oggetto di contraffazione e abusivismo. Ogni giorno Polizia Postale e Guardia di Finanza sono in guerra per fare chiudere diversi siti internet".