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I racconti della Belle Époque a Viserba, esclusiva serata presso il Villino Gubellini

La storia di cui si parlerà giovedì 8 agosto parte dal 1889

Eventi Rimini | 16:09 - 06 Agosto 2019 Villino Gubellini di Viserba Villino Gubellini di Viserba.

La Belle Époque rivive, giovedì 8 agosto a partire dalle ore 21, nella serata che l’associazione culturale L’Ippocampo ha organizzato presso Villino Gubellini in viale Polazzi 3 a Viserba, grazie all’ospitalità dei proprietari, la famiglia Mazzoni.
L’appuntamento, riservato agli estimatori del periodo, si intitola “Racconti e immagini della Belle Époque” e il filo conduttore saranno proprio fotografie e racconti scritti e orali del periodo in cui, a Viserba, dove c’erano solamente campi e dune affacciate sul mare, iniziò la costruzione di ville e villini da parte di forestieri provenienti da nord. La serata, dedicata al contesto storico, socio-culturale e artistico compreso fra l’ultimo ventennio dell'Ottocento e l’inizio della Grande Guerra, è ospitata nel giardino di una delle ville storiche di Viserba, villino Gubellini (1904) di recente ristrutturazione e che un anno fa era stato aperto al pubblico in occasione delle giornate FAI dal titolo “Sulle ali del Liberty”.
La storia di cui si parlerà giovedì sera parte dal 1889 anno in cui fu inaugurata la tratta ferroviaria Ferrara-Ravenna-Rimini con sosta a Viserba dove sorgevano la più importante fabbrica di cordami della Romagna e la “Pilleria Risi della Viserba”; una data importante, perché sancisce ‘ufficialmente’ la nascita di Viserba, che fino ad allora era stata un piccolo agglomerato rurale alla periferia di San Martino in Riparotta, come località apprezzabile per qualche primo forestiero. Le cronache raccontano che in quel finire di secolo fu Luigi Graziosi benestante possidente di Santarcangelo, a costruirsi sulla spiaggia di Viserba la sua residenza estiva, primo esempio di architettura gentilizia ad impreziosire un litorale brullo in cui fu Sante Polazzi, lungimirante costruttore riminese ad intravederci grandi opportunità di ricchezza iniziando a costruire villini da vendere a facoltosi forestieri.
Di quegli ultimi scorci di Ottocento giungono ancora, ai nostri giorni, le testimonianze (quasi) dirette di nipoti, oggi anziani loro stessi, che della memoria hanno fatto un piccolo tesoro: sono pagine di diario, pensieri raccolti e conservati, sorta di memoriali privi di un vero valore letterario, importanti però per mettere in fila gli avvenimenti del passato che hanno determinato la storia presente.
“In questi anni di lavoro sul territorio – spiega l’architetto Pierluigi Sammarini, presidente dell’associazione L’Ippocampo abbiamo portato alla luce e reso patrimonio della collettività tutta una serie di storie private che, attraverso fotografie di famiglia, diari, racconti mai dati alle stampe, ci hanno permesso di tracciare una mappa di questo territorio seguendo, quando è stato possibile, il filo conduttore della testimonianza. Il valore di questa mappatura non sta nelle sue coordinate geografiche quanto piuttosto nella sua umanità. Alberi genealogici, dagherrotipi, soprannomi, ne sono trama e ordito. La memoria, fulcro della ricerca continua e costante dell’associazione L’Ippocampo, suscita curiosità e interesse – prosegue Sammarini – lo vediamo nel seguito e nella passione che le persone ci dimostrano in occasione di ogni attività organizzata e ad ogni uscita della nostra rivista “Vis a Vis volti e storie della terra delle acque”, è una grande soddisfazione e ci induce a proseguire il lavoro. Ci tengo a ringraziare per l’ospitalità la famiglia Mazzoni, tutto L’Ippocampo per l’organizzazione sempre professionale e curata e la signora Mara Parma Prioli per gli abiti e gli accessori in stile che conferiscono alla serata un tocco di vera Belle Époque.”