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Il progetto "Casa dolce casa" di Agevolando per ospitare giovani cresciuti senza famiglia cerca fondi

La raccolta fondi è online, obiettivo 15 mila euro. Una casa si trova anche a Rimini

Attualità Rimini | 14:45 - 01 Agosto 2019 Ragazzi e collaboratori del progetto "Casa dolce casa" di Agevolando Ragazzi e collaboratori del progetto "Casa dolce casa" di Agevolando.

Sono di 14 appartamenti per 50 posti divisi tra le città di Rimini ma anche Ravenna, Verona, Bologna, Trento e presto anche Milano le disponibilità di “Casa dolce casa”, il progetto attraverso cui l’associazione Agevolando offre opportunità abitative a giovani cresciuti in affido, comunità o casa-famiglia, nella logica dell’housing sociale. Gli appartamenti, concessi in comodato d’uso gratuito da cittadini privati, associazioni o enti pubblici, necessitano di essere arredati o, in alcuni casi, del rinnovo di vecchi arredi.

Ecco allora l’idea di una campagna di crowfunding: tutti potranno contribuire, anche donando una piccola cifra, a rendere le case in cui i ragazzi vivono sempre più belle e accoglienti. Su Rete del Dono è possibile sostenere il progetto con una donazione tramite bonifico bancario, carta di credito o Paypal. L’obiettivo è raccogliere 15 mila euro: 6 mila serviranno per attrezzare gli appartamenti che sono completamente sprovvisti di tutti gli arredi di base, 5 mila per completare gli arredi, dove necessario, 4 mila per poter sostituire gli arredi molto vecchi, rotti o in cattivo stato.

Negli appartamenti abitano insieme giovani come Mamadou, arrivato in Italia dal Mali come minore straniero non accompagnato dopo un lungo e difficilissimo viaggio e che ora svolge il Servizio civile in una residenza per anziani, occupandosi di loro. O Claudio, cresciuto in una comunità di accoglienza, e che una volta compiuti 18 anni non aveva una famiglia da cui tornare. Oppure Daisy, che dopo un’esperienza di affido ha deciso di iscriversi all’Università e abitare insieme ad altre giovani.
Il progetto Casa Dolce Casa non solo vuole dare un tetto a ragazze e ragazzi, ma anche un contesto educativo e di crescita. Tutti i progetti hanno un tempo massimo di 12/18 mesi: proprio perché l’esperienza sia intesa come un “ponte” verso la piena autonomia. I ragazzi sono coinvolti attivamente nel progetto, proprio perché sia vissuto come occasione di crescita.