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A Rimini una marcia contro lo sfruttamento lavorativo e per i diritti umani

In marcia il 6 agosto per ricordare i lavoratori morti a Foggia un anno fa, tanti appuntamenti "di avvicinamento"

Attualità Rimini | 11:52 - 31 Luglio 2019 Marcia in memoria degli operai scomparsi un anno fa Marcia in memoria degli operai scomparsi un anno fa.

Il 6 agosto per molti riminesi non è un giorno come un altro. In quella data, un anno fa, alcuni amici se ne sono andati, schiacciati dall’isolamento, dall’indifferenza, dal lavoro gravemente sfruttato, da un pulmino di un caporale nel percorso verso il lavoro, nel foggiano.

Con due appuntamenti, il primo agosto ed il 6 agosto 2019, vogliamo ricordare questo tragico evento, condividere il percorso di Bafodè, Ebere e Romanus, non rimanere indifferenti ma ricordare che insieme un altro mondo è possibile.

Dignità, stabilità e trasparenza nei rapporti di lavoro, parità di contrattazione, sono i valori in cui crediamo, in tutti i settori lavorativi. Quello dell’agricoltura, in particolare nelle stagioni di raccolta, è un ambito critico. Si parla del 50% della forza lavoro irregolare, con 400.000 potenziali vittime del caporalato. Ma i settori a rischio sono molti, e non lontani da noi. Passando per il food delivery e la logistica, fino ai settori ricettivi e della ristorazione, in cui dietro l’eccezionalità della “stagione” può spesso nascondersi un lavoro povero, sfruttato, sottopagato.

Appuntamenti di avvicinamento

Assemblea pubblica verso la Marcia del 6 Agosto: Giovedì 1 Agosto h. 20.30 presso il Chiostro del Cinema Tiberio/Chiesa di S.Giuliano (Rimini)

Laboratorio di costruzione dei materiali per la Marcia del 6 agosto: Venerdì 2 Agosto ore 17.00 presso Casa Madiba Network (via D. Campana 59/F Rimini)

Marcia per i diritti umani contro lo sfruttamento: Martedì 6 Agosto h. 20.00

Ritrovo P.zzale Fellini (Rimini)

Questo incontro nasce da una rete di realtà da tempo impegnate, sotto diversi punti di vista, sul tema dei diritti, dell’inclusione, della trasparenza.

L'appello degli organizzatori

Puglia, 4 e 6 Agosto 2018. Nell'arco temporale di due giorni perdono la vita 16 persone, nel percorso per raggiungere il loro luogo di lavoro, i campi agricoli della raccolta del pomodoro in una pianura infinita nelle campagne di Foggia, veri e propri non luoghi.

Tra quei lavoratori ci sono anche Bafodè, Ebere e Romanus, nostri compaesani, amici e fratelli che dopo essere sopravvissuti ai viaggi della morte, nella frontiera più mortale al mondo, il Mare Mediterraneo, hanno visto riconosciuto il loro diritto di restare e la loro richiesta di asilo nel nostro territorio, dove hanno vissuto gli ultimi anni della loro giovane vita.

Oggi, da Salvini a Bolsonaro passando per Trump, è in atto una sempre più forte legittimazione della morte di chi è considerato altro, estraneo, straniero, nemico. Un processo che ha come obiettivo intenzionale l'annientamento dell'altro nella sua dimensione di essere Umano.

Contro questo processo, dobbiamo e vogliamo oggi, più che mai, non solo ricordare i nomi delle persone che sono morte, ma essere capaci di raccontare le loro storie e di ridare loro Umanità.

Questo significa avere il coraggio di dire che oggi di lavoro si muore, così come si muore di confini.

Bafodè, Ebere e Romanus non sono vittime di una fatalità, ma di una guerra silenziosa che si combatte contro chi vive il ricatto della povertà, contro i e le braccianti, le lavoratrici e i lavoratori e le lavoratrici del turismo, gli operai e le operaie del settore logistico.

Dobbiamo, oggi, avere il coraggio di parlare di questo. Di batterci contro il Lavoro Gravemente Sfruttato, che significa battersi per le persone contro il loro sfruttamento e la loro disumanizzazione; di partire dalle condizioni attuali del lavoro per restituire alle persone non privilegi, ma diritti e dignità; di tornare a parlare di lavoratori e lavoratrici, precari e precarie, sfruttate e sfruttati non in base al colore o alla provenienza geografica, ma in forza del loro bisogno comune, il riconoscimento della propria dignità di esseri umani e in forza alla loro condizione comune di povertà e precarietà che significa rivendicare salari degni, case, ammortizzatori sociali.

Dobbiamo, oggi, avere il coraggio di tornare nelle strade, di far vivere queste parole per non essere più meri testimoni ma corpi desideranti e cooperanti in movimento per costruire un mondo diverso e possibile, libero dallo sfruttamento, dal razzismo, dal sessismo.