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Rimini: avvelena il compagno con il topicida. Convivente ha confessato: "Volevo ucciderlo per intascare i soldi"

Piccole dosi di veleno per topi per non destare sospetti

Cronaca Rimini | 22:12 - 30 Luglio 2019 Bottiglietta di veleno Bottiglietta di veleno.

Ha confessato di voler uccidere il compagno, convivente, col veleno per topi. Piccole dosi giornaliere per non destare sospetti, somministrate nella minestra o direttamente in bocca, all'uomo di 83 anni allettato da una malattia degenerativa. Secondo quanto ha raccontato lo avrebbe fatto esclusivamente per soldi, preoccupata che i figli perdessero la casa o che fosse costretta a lasciare la propria. E' successo nel Riminese. L'uomo è sopravvissuto ed è ricoverato da un anno in una struttura ospedaliera. Dopo una lunga indagine, accertamenti medici, intercettazioni telefoniche e vari sopralluoghi, la donna, 79 anni, già vedova per due volte, ha confessato tutto. Non è stata arrestata, ma denunciata per tentato omicidio aggravato, soprattutto per l'età avanzata e perché la famiglia ha collaborato alle indagini. Con il compagno non si era mai sposata, ma con lui condivideva la casa da trent'anni. 


Lunedì in Procura dove era stata convocata con i familiari per essere identificata, si è finalmente aperta raccontando ciò che aveva fatto, prima al capo della sezione pg dei Carabinieri di Rimini, Luigi Prunella, e poi al sostituto procuratore Luca Bertuzzi. Assistita dall'avvocato Roberto Bertozzi, ha detto di aver somministrato al compagno il veleno. L'avvelenamento lento, che stando alle indagini di Procura e carabinieri era durato almeno per una decina di giorni, è avvenuto l'estate scorsa, quando una sera l'83enne aveva iniziato a mostrare i sintomi di una forte scoagulazione del sangue. L'immediato trasporto in Ospedale aveva salvato la vita dell'83enne già compromessa da una lunga malattia degenerativa cognitiva. Ma quella crisi aveva destato in sospetti dei medici. Quando non ci sono stati più dubbi sulla presenza di topicida nel sangue dell'anziano, sono scattate le perquisizioni domiciliari e l'indagine si è fatta via via più approfondita. Come un personaggio di 'Arsenico e vecchi merletti', l'anziana donna ha tenuto il segreto per un anno intero. Per farla crollare sono state necessarie quattro ore in Procura e le pressioni dei figli, totalmente estranei ai fatti, che più volte i carabinieri hanno sentito implorare: "mamma dillo che sei stata tu".