Domenica 22 Settembre23:37:53
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Rimini, cade l'accusa di calunnia ad agenti di polizia per due attivisti M5s

Procedimento archiviato, poliziotti ritenevano di essere stati falsamente accusati di 'lavorare' nell'ombra

Attualità Rimini | 12:05 - 22 Luglio 2019 Rimini, cade l'accusa di calunnia ad agenti di polizia per due attivisti M5s

Non calunniarono, né diffamarono due poliziotti della Questura di Rimini, dicendo che questi in orario di servizio, facevano propaganda politica per i Cinque Stelle. Si chiude con un'archiviazione, a Rimini, un fascicolo penale relativo a un dissidio interno al Movimento. Il procedimento era a carico dell'ex candidato sindaco, poi ritiratosi, Davide Grassi (difeso dai legali Rachele Grassi e Gaia Galeazzi) e dell'attivista Davide Ghinelli, difeso dagli avvocati Patrick Wild e Filippo Capanni. I due agenti erano stati sottoposti per analoghi motivi a procedimento disciplinare interno alla polizia, poi annullato dal Tar: ritenevano di essere stati falsamente accusati di 'lavorare' nell'ombra, al fine di unificare le liste dei candidati 5S, e di promettere incarichi politici e dirigenziali in cambio di un voto a una nuova formazione all'interno del Movimento, abusando della propria posizione di pubblici ufficiali. La decisione del gip, Benedetta Vitolo, del 19 luglio, ha messo in evidenza come le informazioni rilasciate in Questura da Grassi e Ghinelli mancassero dei requisiti per la calunnia o la diffamazione perché i fatti attribuiti ai poliziotti non costituivano reato, ma integrano "al massimo - scrive il giudice - un illecito deontologico e disciplinare". I due poliziotti, uno in servizio alla Digos l'altro in Prefettura, durante la campagna elettorale avevano ricevuto una notifica della contestazione per cui erano indagati e furono trasferiti a altri servizi "per aver violato il divieto di mantenersi al di fuori delle competizioni politiche sostenendo alcune candidature". La Procura ha anche archiviato l'indagine a carico degli agenti e il Tar annullato il trasferimento per uno dei due agenti perché "non faceva propaganda politica" in divisa.