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Mozione di sfiducia contro la presidente del consiglio comunale di Rimini Sara Donati

L'hanno firmata tutti i 13 consiglieri d'opposizione per via di un episodio registrato nella seduta di metà giugno

Attualità Rimini | 15:43 - 12 Luglio 2019 La presidente del consiglio comunale di Rimini Sara Donati La presidente del consiglio comunale di Rimini Sara Donati.

Il gruppo di minoranza consigliare della Lega rappresentato dall’avvocato Marzio Pecci ha presentato la mozione di sfiducia e di revoca nei confronti della presidente del consiglio comunale di Rimini Sara Donati. In una nota precisa che «è la prima volta che nella storia del consiglio comunale riminese contro il presidente viene presentata una mozione di sfiducia e ciò è avvenuto, non senza polemica, atteso che il presidente ha tentato di impedire la consegna della mozione nella forma pubblica, nonostante lo statuto comunale la prevedesse.» La seduta come si può facilmente intuire «è stata molto agitata ed è stata sospesa due volte». 

Il pretesto? I fatti accaduti nella seduta del 13 giugno, quando la presidente fu accusata di aver tentennato per consentire l’ingresso di alcuni componenti della maggioranza chiamati al voto di una delibera. La discussione sarà fatta con tutta probabilità nella seduta del 25 luglio. La mozione è stata sottoscritta da tutti i 13 consiglieri di opposizione. «Da tempo il presidente svolge il proprio ruolo solo a favore della maggioranza violando le norme regolamentari del consiglio comunale. Questo comportamento non più essere accettato dalla minoranza. L’opposizione aveva votato la sua nomina confidando nella correttezza dello svolgimento della funzione, non sentendosi più tutelata propone, alla maggioranza, la mozione di sfiducia e quindi la revoca dell’incarico. Qualora la maggioranza rifiutasse di proporre un nuovo nominativo di garanzia dei diritti dei consiglieri, confermando la fiducia all’attuale presidente, si creerebbe una frattura insanabile tra maggioranza e opposizione che causerebbe gravi danni ai cittadini e le responsabilità ricadrebbero tutte sulla maggioranza». (f.v.)