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Giullari e menestrelli in viaggio nel tempo fino al medioevo con Mons Cerignonis, 20esima edizione

Le colline del Montefeltro ospitano le giornate medievali tra spettacoli, cibo e rivisitazioni storiche dal 12 al 14 luglio

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Eventi Marche | 13:41 - 09 Luglio 2019 Un'immagine di Mons Cerignonis Un'immagine di Mons Cerignonis.

E’ sempre più vicina la XX edizione di Mons Cerignonis, il principale evento montecerignonese  e appuntamento centrale per le Marche e la Romagna, in programma da venerdì 12 a domenica  14 luglio a Monte Cerignone. Mentre tutto il borgo si attiva con la realizzazione di scenari e  allestimenti per riportare nel medioevo l’intero territorio e chi vorrà godere della festa e dello spettacolo, sono ufficialmente pubblicati e in distribuzione i programmi della manifestazione.

Il venerdì inizia la festa quella vera, quella piena di artisti, di artigiani, di musica e giullarate. Lungo le strade e nelle piazze, nelle ombrose sale delle corti, negli spazi profani, giullari e menestrelli intonano i loro canti, creano e suonano le loro musiche, antichi cantastorie celebrano l’amor cortese, le cavalleresche imprese, le battaglie. 

Nel salone nobile della Rocca ecco il progetto artistico Arcana - Il Leone del Nuovo Orizzonte,  un evento rientrante nel del progetto internazionale Leonardo The Immortal Light, progetto per la commemorazione dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci. Adorneranno la Rocca le sculture di Andrea da Montefeltro, in contemporanea con la Mostra di abiti rinascimentali a cura del laboratorio sartoriale di Carla Betti, rappresentanti le dame ritratte dal genio vinciano, creati appositamente per l’anniversario. Gli armigeri si sfidano in scontri e schermaglie, la Compagnia Corbarius di Sassocorvaro, la Corte di Giovedìa di San Mauro Pascoli, il Corteggio Storico dei Balestrieri di San Marino, con i suoi sbandieratori e alfieri. Armature e costumi sono bellissimi e curati nei più piccoli dettagli e  le spade risuonano tra le mura. Il paese  si trasforma, si respira una vita antica fatta di mani abili, di artigiani che scolpiscono, dipingono, fabbri che forgiano spade, tessitori che tingono i loro tessuti e ancora piccole botteghe che diventano gioielli da visitare. E sulla Rocca, nel punto più alto, il giardino pensile, capolavoro assoluto di grazia e bellezza. Per rincuorare il corpo vini e cibi di ogni tipo nelle numerose cantine e osterie.

Il venerdì sera aprono la rievocazione il mercato, le osterie aperte e la musica potente dei Trovadores De Romagna, insieme ad artisti e spettacoli di strada, burattini e buffoni, Nino Scafidi e i suoi serpenti; le squadre del Contado si sfidano nei giochi del Palio per conquistare la Contrada del Contado che partecipa ai giochi della domenica.

Il sabato nel tardo pomeriggio il Corteo scende dal Castello ed apre le danze. Per tutta la sera spettacoli di falconeria, sbandieratori, battaglie e tanta musica. Scendendo dal castello verso Piazza Clementina e Ca Margutto, saranno protagonisti artisti, piccoli palchi e fresche cantine. La domenica pomeriggio la Corte scende dal Castello ed apre i giochi del Palio. Le quattro contrade si sfidano in piazza Begni per arrivare al Palio dell’Uovo tra bandiere, tamburi ed armigeri. A chiudere i tre giorni di festa illuminiamo la vallata con i fuochi d’artificio a tempo di musica e lo spettacolo finale in Piazza Begni.

Vent’anni son passati e sono molti. In questo vigesimo anno del nostro giocoso andare, rinnovelliam noi stessi, il tempo passato nel tempo che fu, in questa danza della vita, che ogni uomo balla, che solo nel tempo trova la sua stabilità. Sostituiamo al frenetico roteare un lento incedere, nel dono del tempo il senso di ogni cosa. Il tempo rivissuto è tornato sui suoi passi.  Punto di arrivo o nuovo inizio, il serpente morde la sua coda. Al nulla che è infinita possibilità si accompagna l’armonia del doppio, vediamo il doppio aspetto di ogni cosa ed aggreghiamo il tutto. Mons Cerignonis in codesto anno guarda se stesso e dedica la grande festa di canti, balli, giullarate e battaglie, al genio che su tutti ha brillato, nutrito dal tempo passato, con i piedi radicati al suolo, le mani affondate nella materia viva e gli occhi persi nel vortice infinito delle nubi. Leonardo Da Vinci. Celebriamo lui con umiltà e celebriam noi stessi, prendendoci per quel che siamo. E in alto, al sommo delle mura, nella bella rocca lo spirito s’incarna e si fa pietra. Rocca che risuona delle voci antiche. Difesa, baluardo e casa. Benvenuti dunque a Mons Cerignonis, festa sia, o dame et cavalieri!

Monte Cerignone sorge all'inizio dell'alta valle del Conca, scenograficamente abbarbicato su di uno sperone di roccia che spunta improvviso in mezzo alla vallata, alle falde del monte Faggiola (m.818).  Il paese è formato da un piccolo borgo adagiato a livello del fiume e da un 'castello' che si eleva su di un costone tufaceo. La Rocca di Montecerignone, eretta nel XIII secolo dai primi conti di Montefeltro, è un luogo particolare, che ha saputo mantenere inalterato nei secoli il suo particolare fascino. Il complesso si raggiunge da Piazza Begni, vero gioiello di architettura urbanistica, attraverso archi a sesto acuto ed un’ampia scala che conduce al sotterraneo e ai saloni dei piani nobili. Per la sua posizione strategica, Montecerignone, privilegiato del titolo Terra, per lungo tempo fu sede dell'unico Tribunale Feretrano e del Commissariato. Le mura del paese, intrise di storia e che videro il passaggio nei secoli di illustri personaggi, sono state anche  dimora di Umberto Eco, Cittadino onorario dal 1982, che negli anni 70 acquistò un ex convento gesuita trasformandolo in rifugio creativo ove scrisse Il Nome della Rosa e tante altre meravigliose pagine, ispirato in quello che definì il suo “luogo del cuore”. 

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