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Legge 194 seriamente minacciata: Cgil Rimini chiama la popolazione a riflettere sul diritto all'aborto

Assemblea pubblica per dialogare sul diritto all'autodeterminazione della donna

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Attualità Rimini | 06:46 - 28 Giugno 2019 Il tavolo delle relatrici all'assemblea pubblica della CGIL Rimini sulla legge 194 Il tavolo delle relatrici all'assemblea pubblica della CGIL Rimini sulla legge 194.

di Francesca Valente

Minacciata, contestata, assediata. La facoltà di abortire, e di conseguenza di autodeterminarsi, sembra sempre meno un diritto della donna e sempre più una prerogativa del dibattito politico, tanto che molte forze in capo all’ultima legislatura hanno ipotizzato addirittura di eliminarlo. Per questo l’assemblea pubblica organizzata dalla Cgil e dalla Funzione pubblica di Rimini, tenutasi giovedì 27 giugno, ha una risonanza così attuale: perché anche se si parla di una legge (la 194) di 41 anni fa, gli argomenti trattati sono attuali come non mai.

«L’attacco sistemico all’intera gamma dei diritti civili, sociali, etici e morali del nostro paese è preoccupante, per non dire intollerabile», esordisce Isabella Pavolucci, segretaria generale del distaccamento riminese, «tutte le forze democratiche che si riconoscono nella Costituzione devono scendere in campo per difendersi. Ci siamo battuti per la 194, Cgil compresa, e oggi è l’occasione che alcuni diritti, come quello all’aborto, non possono essere messi in discussione».

Si aggiunge Ornella Giacomini, segretaria generale della Funzione pubblica che difende il ruolo dei consultori: «La situazione nel Riminese non è allarmante, direi sostenibile, anche se abbiamo bisogno di capire il fenomeno reale, così da partecipare ai tavoli di concertazione sul tema. Il consultorio spesso non è conosciuto, anche se è un punto di eccellenza in Emilia-Romagna nella provincia di Rimini. Tutte le nostre strutture sono state ristrutturate per essere più accoglienti e per non essere solo punto di arrivo, ma di accompagnamento alla problematica che viene portata al suo interno. Per questo è importante un sostegno economico a questi servizi, anche per garantire la formazione continua degli operatori e implementare la rete con le strutture sanitarie, i servizi sociali e il terzo settore. Il consultorio non può essere la cenerentola della sanità, non siamo un parcheggio, ma un servizio di primo ordine». «Il consultorio è fondamentale anche per le vittime di violenza, che hanno una scarsissima capacità di movimento», aggiunge Elvira Ariano dell’associazione “Rompi il Silenzio, che gestisce anche un Centro antiviolenza, «è un luogo dove poter chiedere aiuto ed essere supportate. Andrebbe valorizzato».

Daniela Daniele ha iniziato a occuparsi di aborto e 194 nel 1976 come femminista, lottando con le donne, e ha fatto l’ostetrica per 43 anni: «Ho visto morire donne per aborto procurato. Questa legge è stata una grande conquista, anche se è stata un compromesso. Tutela la maternità e la sua scelta».

«I diritti delle donne devono essere intoccabili, perché garantiscono una scelta, anche sui temi della gravidanza. Ci sono 190 consultori in regione Emilia-Romagna che aiutano molto anche nella prevenzione», alcune delle parole dell’assessore regionale alle pari opportunità Emma Petitti, «non possiamo mettere in tema le questioni di salute delle donne, in questa regione e in questa provincia si è fatto tanto, non possiamo tornare indietro».

Infine Serena Sorrentino, segretaria nazionale di Cgil-Fp: «La rete dei servizi andrebbe potenziata non solo per educare alla salute le donne, ma anche per affrontare con le giovani generazioni il tema della prevenzione».

Al convegno hanno partecipato una quarantina di persone, tra cui anche diversi uomini. Un'occasione di confronto a cui sarà importante farne susseguire altre (in autunno è già previsto un incontro per discutere del ddl Pillon che minaccia di intaccare la libertà di costituzione e risoluzione di una famiglia, con affidamento dei figli al seguito.

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