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Cattolica celebra il maestro della paura Mario Bava, ospite il figlio regista Lamberto

Lamberto Bava ricorda il rapporto tra il padre e il maestro Federico Fellini

Eventi Cattolica | 14:50 - 24 Giugno 2019 Lamberto Bava Lamberto Bava.

Nel ricco programma del MystFest di Cattolica non poteva mancare, nelle giornate della rassegna, l'appuntamento notturno con la paura: dal 26 al 30 giugno infatti, al Salone Snaporaz di piazza del Mercato, intorno alle 23.30 verranno proiettati i film cult firmati da Mario Bava. La retrospettiva (in collaborazione con il circolo del cinema Toby Dammit) si intitola "I cinque volti della paura".

Lamberto, figlio (e nipote) d'arte, classe 1944, racconta che nonostante il padre sia scomparso nel 1980 il suo cinema è ancora assai vivo e apprezzato in tutto il mondo. “Nel 2016, ad esempio, il festival di Cannes ha proiettato nella sezione Cannes Classics Terrore nello spazio, restaurato dalla Cineteca Nazionale con la mia supervisione”.

A Cattolica una giornata sarà dedicata a Diabolik. Verrà presentato il docufilm di Giancarlo Soldi Diabolik sono io e, nella retrospettiva notturna, c'è il Diabolik firmato Bava (il 27 giugno). Era il 1967, e - dice Lamberto, che lavorava al film come assistente alla regia di Mario - “nei panni di Eva Kant c'era sul set, il primo giorno di riprese, una bellissima e algida Catherine Deneuve, all'epoca ventiquattrenne. Ma fu un disastro, l'attrice francese non era adatta alla parte e sia lei che mio padre se ne accorsero nel giro di pochi ciak. Durò meno di una settimana. Poi la Deneuve se ne andò ed arrivò Marisa Mell, con cui papà si trovò subito a meraviglia”. Oggi quel Diabolik è considerato uno dei migliori film pop degli anni Sessanta. John Phillip Law era Diabolik, e oltre alla Mell c'erano Michel Piccoli, Adolfo Celi, Claudio Gora. “Io non amo i sequel, non amo le cose seriali, e non so se era il caso di rimettere mano a Diabolik sul grande schermo, ma se qualcuno può riuscirci sono i miei amici Manetti, grandi rivisitatori del film di genere. So che stanno facendo sopralluoghi a Trieste per il remake, pare che Luca Marinelli sarà l'uomo mascherato e Miriam Leone Eva Kant”.

Il 30 giugno il film della notte al MystFest sarà Operazione paura (1966), con Giacomo Rossi Stuart e Erika Blanc. Ricco di citazioni dagli horror di Murnau come il Nosferatu, girato in appena 12 giorni, contiene una sequenza (il fantasma di una bambina che gioca con la palla) a sua volta citata da Fellini nel suo Toby Dammit, episodio del film Tre passi nel delirio del 1968. Peraltro, per rendere più inquietante la scena, Bava scelse per quel ruolo un bimbo, truccato da femmina.

Lamberto ricorda con affetto il cineasta riminese.“Mio padre e Federico erano grandi amici. Erano quasi coetanei, entrambi disegnavano benissimo, avevano lavorato insieme al Marc'Aurelio, il giornale satirico di Roma. Ai tempi di Diabolik giravamo a Dinocittà, gli studi sulla Pontina creati da Dino De Laurentiis. Diabolik fu l'unico film di papà ad avere un budget considerevole, per il resto è sempre stato un mago dei film da realizzare a basso costo e in una manciata di giorni. De Laurentiis aveva stanziato 3 milioni di dollari, ma mio padre rimase fedele ai suoi principi, lui puntava sulle idee e l'immaginazione più che sul resto, così spese molto meno. Dino fu impressionato da questo risparmio e avrebbe voluto girare un sequel con i fondi rimanenti, ma mio padre rifiutò. A Dinocittà, nei teatri di posa, c'era un lunghissimo corridoio: da un lato papà girava il suo film, di fronte Fellini preparava il famoso film che non si fece mai, ma di cui ricordo le scenografie già pronte, alcuni costumi. Era Il viaggio di G. Mastorna, quello che Vincenzo Mollica ha definito 'il film non realizzato più famoso della storia del cinema'. E ricordo che Federico e mio padre scherzavano e giocavano, come bambini: si mandavano da uno studio all'altro un'automobilina radiocomandata che sfrecciava tra i piedi delle maestranze e dei due registi”.

Anche Lamberto, in qualche modo, si è occupato di Diabolik.
“Sì, nel 2004 ho diretto il videoclip della canzone Amore impossibile dei Tiromancino, in cui i protagonisti sono proprio Diabolik, interpretato da Daniel McVicar, ed Eva Kant, che era Claudia Gerini”.
Il nonno di Lamberto, Eugenio, fu un famoso direttore della fotografia e scenografo agli albori del cinema italiano: Mario Bava è autore di cult movies, e il suo La maschera del demonio (in programma il 29) è considerato all'unanimità una pietra miliare per l'horror. Bava ha ispirato registi come George A. Romero, Tim Burton, Wes Craven, Dario Argento (che sarà produttore e cosceneggiatore di Demoni di Lamberto Bava), Scorsese, TarantinoJohn Landis, regista dei Blues Brothers e di Un lupo mannaro americano a Londra, lo cita fra i registi preferiti, così come Nicolas Winding Refn, fan sfegatato di Bava, che a proposito del suo Drive (film del 2011 con Ryan Gosling, premiato a Cannes) ha sostenuto più volte: “Se Mario fosse stato ancora vivo, lo avrebbe diretto lui"

Lamberto non ha mai sentito il peso di questa eredità artistica?
“Assolutamente no. Con mio padre avevo un rapporto magnifico, lui era estremamente 'avanti' sia come artista che come padre, era coltissimo, mai autoritario, quasi un amico. Avevo iniziato a studiare legge, poi intorno agli anni Sessanta ho iniziato a collaborare con lui ed è stata la mia fortuna, ho fatto quello che mi piaceva. Ho girato film e sono stato un antesignano delle serie fantasy con il mio Fantaghirò, con Alessandra Martines, che ancora adesso viene replicato ad ogni Natale. E mio figlio Roy continua la dinastia...”.
 
Ogni proiezione verrà introdotta da Joe Denti.