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Ospedale Novafeltria, comitato cittadino: 'liste d'attesa infinite, ma non solo. Ecco i problemi'

Il comitato "Giù le mani dall'ospedale di Novafeltria" fa il punto della situazione

Sanità Novafeltria | 17:21 - 16 Giugno 2019 Ingresso ospedale Sacra Famiglia di Novafeltria Ingresso ospedale Sacra Famiglia di Novafeltria.

Lunedì 17 giugno è atteso in visita a Novafeltria il presidente della giunta regionale Stefano Bonaccini. Tra le tappe della sua visita ci sarà anche l'Rsa. E a distanza di tempo il comitato "Giù le mani dall'ospedale di Novafeltria" fa il punto, in una nota, sulla situazione del locale nosocomio. Riportando l'attenzione sulle lunghe liste d'attesa e sulle carenze di personale. Relativamente alla voce di una prossima chiusura definitiva del reparto di chirurgia, da quanto ci risulta l'Ausl non ha intenzione di privare l'ospedale di Novafeltria di questo importante servizio. 
Di seguito la nota del comitato.

LA NOTA DEL COMITATO


Nell’ultimo incontro di settembre dello scorso anno in Regione, l’assessore Venturi, il direttore generale dell'Ausl Romagna Tonini e il sindaco di Novafeltria Zanchini si erano trovati sostanzialmente d’accordo sullo stato di buona salute dell'ospedale Sacra Famiglia. Per le istituzioni tutto quello che si era potuto fare era stato fatto e le “lamentele“ dei rappresentanti del Comitato "Giu’ Le Mani dall’Ospedale di Novafeltria" erano considerate ormai superate, anche in considerazione del fatto che il sindaco di Novafeltria aveva attivato, nel Marzo dello scorso anno, un tavolo tecnico di confronto con l'ausl dove affrontare e superare le eventuali criticità. Non eravamo riusciti a fare, del Sacra Famiglia, nonostante le varie assicurazioni, un ospedale di Base in area disagiata, e dovevamo accontentarci di cosa passava il dg Tonini. A distanza di ormai 5 anni dal riconoscimento ufficiale del Sacra Famiglia come Ospedale in area disagiata e, a 9 mesi dall’ultimo incontro in Regione, dobbiamo registrare che non solo non si è fatto un solo passo in avanti nel consolidamento della configurazione citata, ma constatiamo il sistematico e progressivo impoverimento delle prestazioni offerte. 


Chirurgia: sospensione dei lavori di ristrutturazione che dovevano iniziare nei primi mesi di quest’anno. Lavori per 380.000 euro, che avrebbero dovuto includere l’aumento di maggiori appoggi/posti letto e consentire quindi un maggior numero di interventi chirurgici per ridurre le liste di attesa. Ci è giunta notizia che ad agosto per 3 settimane la chirurgia chiude.


Anestesiologia: carenza di medici anestesisti, cui si cerca di sopperire con personale medico del 118 che non è proprio la stessa cosa per gli ospedali periferici.


Cardiologia: registriamo le dimissioni volontarie della professionista che sostituiva il dimesso Marani. Questo comporta la totale assenza delle seguenti prestazioni: applicazione Olter, ECG sotto sforzo, ECG senza visita cardiologica, controlli pre operatori ed esami cardiologici per i pazienti ricoverati.


Punto di Primo Intervento: nessun potenziamento di personale medico e infermieristico; nessun adeguamento strumentale che comporta ancora per alcuni esami ematici, l’invio delle provette a Rimini rispettando le cadenze dei viaggi (3 volte al giorno). Succede che non abbiamo ancora un Emocromo con formula. 


Consultorio: sta sparendo completamente.


Da oltre un anno non si effettuano colposcopie, una professionista è stata trasferita a Cattolica ed un altro andrà in pensione entro breve. Risultato: agende chiuse per visite ginecologiche e controlli di gravidanza).


Radiologia: riduzione delle ore il venerdi pomeriggio.


Visite specialistiche: ortopedia da 3 volte al mese a una tantum; oculistica a dicembre; Ecodoppler: agenda chiusa. Dermatologia: fine settembre come per L’Otorinolaringoiatra. Prove allergiche 1 anno; MOC 2 anni.


In questi anni abbiamo cercato di rappresentare in ogni sede i disagi dei continui spostamenti della popolazione montana, costi sociali e lavorativi, ma niente. La coperta stretta della Sanita lascia scoperte le parti marginali e noi dell’Alta Valmarecchia ne stiamo facendo le spese. Peccato che a pagare il prezzo più alto, sia la popolazione più fragile quella degli anziani che non hanno o non possono essere seguiti dai famigliari che per una visita devono pagarsi anche il taxi. Confidiamo in istituzioni più attente, predisposte all'ascolto e all'attenzione continua su un bene così fondamentale per l’intera vallata.