Marted 17 Settembre11:24:46
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Il Femminile Riccione Calcio "oasi felice" dello sport in Riviera, alla ricerca di tesserate, riconoscimento e visibilità

La società nata 7 anni fa conta oggi oltre 150 giocatrici. Ne parliamo nei giorni dei mondiali femminili

Sport Riccione | 06:56 - 16 Giugno 2019 Una squadra del Femminile Riccione Calcio in panchina in attesa di giocare (foto da Facebook) Una squadra del Femminile Riccione Calcio in panchina in attesa di giocare (foto da Facebook).

di Francesca Valente
Mentre la nazionale di calcio femminile conquista gironi e stadi, spazi televisivi sempre più ampi, paginate intere della Gazzetta dello Sport e critiche meno feroci e più esortative, le squadre locali cercano di farsi spazio a suon di tessere, gol (anche sociali) e passaparola. Con risultati decisamente promettenti. È il caso della Femminile Riccione Calcio, una società nata 7 anni fa per rispondere all’esigenza sempre più grande di dare spazi e riconoscimento a uno sport bello a tutte le età e per entrambi i sessi, anche se ancora poco riconosciuto. Arianna Fabbri, riccionese di nascita e di affezione, sta lavorando proprio a questo, lei che ha ereditato la passione per il calcio dal padre e che assieme a Federica Cesari e Claudia Petrosillo gestisce la CF Riccione: «Quando io ero giovane non c’era la possibilità di giocare a calcio in squadre femminili, lo facevamo con gli amici, per strada o al campetto del quartiere. Quando chiedi di poter giocare all’inizio tutti sorridono, ma nel mio caso poi capivano che ero brava e diventavo spesso la prima che poi volevano nella loro squadra. Non mi sono mai trovata in situazioni particolari o difficili».

Fabbri è cresciuta tra squadrette e vittorie locali, arrampicandosi con grinta verso la vetta della categoria, fino alla svolta del 1990 con l’approdo in un campionato di serie A a Verona che le è servito molto per crescere, anche rispetto alla sua consapevolezza del dopo partita: «Volevo portare esperienze simili anche qui a Riccione, ecco come ho iniziato». Nel 1991 avrebbe potuto allenarsi a Lugo, ma voleva ricreare un’esperienza simile nella sua città, con amiche e conoscenti. «In quella fase Cesare Conti è stato fondamentale», ricorda con emozione, «è stato una persona che mi ha aiutato tanto e di lui c’è tanto nella nostra società. Siamo partiti da Coriano, dove c’era ancora diffidenza come un po’ dappertutto d'altronde, ma a lui non interessava di avere a che fare con maschi o femmine, a lui interessava poter fare attività. Ci ha dato una grossa mano nel creare il settore femminile locale». Dopo 20 anni nella junior Coriano, Fabbri ha sentito l’esigenza di staccarsi «in modo sereno, per portare quell’esperienza con me a Riccione». Conti è venuto a mancare prematuramente nell’autunno 2016.

La Femminile Riccione calcio nasce ufficialmente nel 2012 con 20 ragazze: oggi le tesserate sono più di 150. «L’entusiasmo e la passione sono gli ingredienti fondamentali per fare questo sport», sottolinea Fabbri, «per i bambini o ragazzi è diverso perché lo fanno quasi tutti da piccoli, o per seguire gli amici o per seguire i compagni di classe. Se sono le bambine o le ragazze a volerlo, almeno in questa fase, è perché c’è una passione autentica dietro, una spinta che va oltre alle dinamiche di gruppo», anche se poi vanno a ricrearsi inevitabilmente anche nella parte rosa del campo.

La società può vantare di avere una prima squadra in serie C interregionale, «che è quasi nazionale visto che siamo andare a giocare anche a Sassari», continua sorridendo, «e non sempre è facile fare fronte a questo tipo di spese, perché evidentemente in Sardegna non ci si arriva con il pulmino», una squadra juniones che gioca nel campionato regionale e che è approdata in seconda fase in quello nazionale, una squadra di eccellenza fuori classifica «perché ne abbiamo già una in classifica, ma l’impegno è lo stesso», una di calcio a 5 nel campionato serie C regionale, due di giovanissime e una di esordienti che in quanto minori di 14 anni, possono scontrarsi con i maschi: «Il confronto è impari, ma si fanno comunque rispettare». Il calcio è uno di quei sport che superata una certa età non può essere messo totalmente a confronto: «Le donne spesso si distinguono per tecnica e qualità, ma la forza è diversa». Ecco perché dopo i 14 anni i due generi vengono separati e devono giocare in tornei e gironi separati. Con pazienza, la Riccione femminile calcio sta sfornando anche diversi talenti: Nicole Arcangeli (2002) è stata chiamata dalla Juventus, Nina Ligi (2002) in Nazionale. E dopo il bel campionato, anche Eleonora Diversi è in partenza per la Florentia, dove affronterà il campionato di serie A.

Ma nonostante siano passati 7 anni dalla sua fondazione, molti ancora non sanno che a Riccione c’è questa piccola «oasi felice del calcio femminile», nonostante sia l’imbuto per le giocatrici di tutta la provincia di Rimini, e non soltanto: «Abbiamo una quindicina di ragazze che arrivano da fuori, anche da Urbania e Mombaroccio, in provincia di Pesaro e Urbino, e da Bologna». La società è dotata di tre pulmini per far fronte a tutti gli accompagnamenti.

Ma allora cos’è che tiene lontane le ragazze dallo sport? «Credo che in Italia manchi la cultura dell’accoglienza e dell’accettazione del ruolo della donna, non soltanto nel calcio. Ma dobbiamo capire che il pallone non ci toglie la femminilità. Con noi giocano anche mamme, che in campo mettono semplicemente i pantaloncini, niente di più. Da sempre abbiamo il sostegno delle tesserate e delle loro famiglie, che ci aiutano tanto dandoci aiuti e mani concrete». All’interno della squadra giocano anche ragazze straniere e due bambine con disabilità. Grazie all’associazione Esplora di Rimini sono state organizzate anche alcune partite con persone con disabilità fisica o intellettiva. «Per noi non contano i gol, ma la partecipazione e l’inclusione. Il rispetto dev’essere uguale per tutti». La differenza che pesa di più è anche il riconoscimento, non soltanto sportivo ma anche economico: «Salendo di categoria le donne sono comunque costrette ad allenarsi dopo lavoro per mantenersi. Il calcio femminile in Italia non è pagato allo stesso modo del calcio maschile, a differenza di altri Paesi come la Germania che danno pari dignità e diritti a entrambi i generi».

Il CF Riccione ha avuto sia allenatori femminili sia maschili, che se non se ne sono andati subito se ne sono innamorati perdutamente: «Allenare una squadra di ragazze è diverso, a volte noi dirigenti dobbiamo inserirci per dare le giuste indicazioni su come gestire situazioni di attrito, ma l’affiatamento, la motivazione e la determinazione tra le ragazze nel calcio sono una cosa unica». La Figc nazionale ha fissato delle linee guida che impongono alle squadre che si impongono a certi livelli di dotarsi anche di squadre femminili: ecco perché è nata la Scuola calcio femminile del Rimini FC. «Abbiamo terminato il campionato con 20 tesserate, ma l’anno prossimo devono diventare il doppio e dobbiamo permettere loro di allenarsi a Rimini», esclama Fabbri, «c’è ancora molta strada da fare, ma almeno la direzione è stata tracciata».

Venerdì 21 giugno alle 19 agli impianti di via Arezzo a Riccione, presi in gestione dalla società, ci sarà una piccola festa di fine stagione per bambine, ragazze, famiglie e conoscenti. Ci sarà musica e la possibilità di condividere un piatto di tagliatelle al ragù e prosciutto con il melone. Piccoli e tesserate non pagano, per le famiglie sarà chiesto un contributo di 10 euro.