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Maggio autunnale fa crollare le vendite di vestiti: 'anche per il commercio sia introdotto lo stato di calamità'

La richiesta di Federmoda farà discutere. Riaperto il dibattito anche sulle date dei saldi

Attualità Rimini | 12:50 - 13 Giugno 2019 Gianmaria Zanzini Gianmaria Zanzini.

Commercianti riminesi preoccupati dopo una primavera avara di soddisfazioni. Complice anche il maltempo di maggio, le vendite dei capi di abbigliamento di stagione sono crollate, come riferisce in una nota Gianmaria Zanzini, vicepresidente regionale e consigliere nazionale di Federmoda. I magazzini e i negozi sono stracolmi di merce invenduta: alle difficoltà legate a un forte peso fiscale, alla contrazione del potere di spesa dei consumatori, alla concorrenza di outlet, centri commerciali, dell'online e dei venditori abusivi, i commercianti hanno dovuto far fronte a un maggio dai connotati autunnali. Zanzini chiede che il settore commercio sia assimiliato all'agricoltura, con la possibilità di invocare lo stato di calamità. I saldi estivi, che inizieranno il 6 luglio, non sono sufficiente per salvare gran parte del 2019: il rischio è quello di peggiorare il calo di vendite del 2018 (-1,7%). Zanzini parla di situazione insostenibile: negli ultimi tre mesi in provincia di Rimini ci sono 150 imprese del commercio al dettaglio in meno: quelle attive sono passate dalle 5.117 del 31 dicembre 2018 alle 4.967 del 31 marzo scorso. Il commercio continua ad essere il principale settore economico provinciale (27,7% sul totale delle imprese attive), ma fa registrare un brusco -1,9% sul primo trimestre dello scorso anno (Fonte Infocamere/Movimprese).

Sul tema interviene anche il presidente di Confcommercio Rimini, Gianni Indino, che chiede di riprensare le date dei saldi. Lo aveva fatto per quelli invernali, chiedendo che fossero anticipati a fine dicembre, in modo tale da sfruttare il flusso di turisti tra Natale e Capodanno; ribadisce ora la necessità di posticiparli a luglio, ma a livello nazionale. Se la regione Emilia Romagna li spostasse, poi ci sarebbe il rischio di quello che Indino chiama "Nomadismo commerciale", con i riminesi che si sposterebbero ad esempio nelle Marche a fare spesa.