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Diocesi di Rimini: don Probo 100 anni, omelia del Vescovo

La sua "straordinaria" vicenda umana e spirituale ha catturato anche l’interesse della stampa nazionale

Attualità Rimini | 19:02 - 04 Giugno 2019 L’omelia del Vescovo Lambiasi. 'Don Probo, uomo di gioia' L’omelia del Vescovo Lambiasi. 'Don Probo, uomo di gioia'.

Basilica Cattedrale stracolma, alle ore 17.30, per la S. Messa concelebrata dal Vescovo di Rimini mons. Francesco Lambiasi quale ringraziamento per i 100 anni di don Probo Vaccarini, sposo, vedovo e sacerdote. Il presbitero secolare ha concelebrato accanto al Vescovo e ai suoi quattro figli sacerdoti: don Giovanni, don Giuseppe, Don Francesco e don Gioacchino. La sua “straordinaria” vicenda umana e spirituale in questi ultimi giorni ha catturato anche l’interesse della stampa nazionale, tv, radio, quotidiani, siti online, agenzie: dalla Rai (“La vita in diretta” e Tg3) a Mediaset, Tv2000, Tele Radio Padre Pio, Fun Page, Corriere della Sera, Repubblica, Ansa, etc Numerose le dirette dalla Basilica Cattedrale.

Di seguito, uno stralcio dell’omelia del Vescovo Lambiasi.

“Questa è stata e continua ad essere la tua vita, caro don Probo. Una vita profumata di gioia. è la gioia di essere uomo, cristiano, prete. Anche noi pastori ci portiamo dentro un desiderio sconfinato di felicità, e anche a noi è stata promessa una gioia straripante, corrisposta con un tasso di interesse centuplicato, versata in caparra con una misura pigiata, scossa e traboccante. è la gioia di essere peccatori perdonati e messaggeri di perdono. Lui, il buon Pastore, è fatto così. Non affida il ministero della misericordia ad esseri angelici e immacolati che si possono permettere il lusso di sentirsi perfetti. Consegna la sua tenerezza alle mani di poveri peccatori, per far loro provare la gioia di poter dire ad altri peccatori, anch'essi assetati di felicità, dove insieme potranno dissetarsi: alla fontana della divina misericordia.

E' la gioia di servire alla gioia dei fratelli. Lui, il grande sacerdote, è fatto così: guarda dei poveretti come noi e ci sceglie per una missione da compiere nella vita: quella di un intera esistenza donata per amore. è la gioia di spendersi a fondo perduto, che non si lascia incrinare dall'ingratitudine, né si lascia frenare dagli scarsi risultati, né spegnere dal gelido vento dell'indifferenza.

E' la gioia di una vita vissuta nella povertà, abbracciata per amore di Cristo povero e dei suoi vicari, i piccoli e i poveri, nella certezza che ogni bene e perfino i beni di Dio non possono mai oscurare Dio come unico bene della nostra povera vita. Nella castità di un cuore indiviso, che ha smesso di pensare a se stesso, che non offre corsie preferenziali per qualcuno - se non per i poveri - e non pianta cartelli con “divieto di accesso” per nessuno. Nell’obbedienza alla volontà di Dio, manifestata dal vescovo e serenamente abbracciata, senza condizioni e senza riserve. Senza programmarsi il futuro, senza puntare sulla propria realizzazione, senza monopolizzare la propria libertà, sapendo che per ardere senza bruciarsi, non basta spendersi: occorre donarsi.

E' la gioia della Pasqua, la perfetta letizia, la gioia non 'nonostante' ma 'attraverso' il dolore, vissuto con un po' di fede e con un pieno di amore. La fede che dà la forza di fidarsi più dell'Amore invisibile ma eterno che della sofferenza tangibile ma temporanea.

Caro don Probo, la tua vita ci dice che per mantenere viva la fiamma della gioia, vale la pena ricordare alcune 'perle' della sapienza tradizionale, che hanno aiutato molti in passato e possono tornarci utili ancora oggi. La prima: a noi è offerta la gioia di seminare, ma non è sempre garantita la gioia di raccogliere. La seconda: è il vangelo della vita fraterna che permette all'acqua viva della gioia di zampillare e rinfrescare anche il deserto spesso arido e torrido della quotidianità. Un'ultima perla: solo chi coltiva la rara pianta della gioia dentro di sé, ne può condividere i frutti con gli altri; solo chi ha imparato a ridere umilmente di sé, è in grado di far sorridere anche gli altri.

Infine due messaggi oggi tu ci consegni, caro don Probo. Il primo è rivolto a tutti i fratelli e a tutte le sorelle di fede. Oggi noi cristiani siamo chiamati a vivere in un mondo che non riesce più a trovare l'indirizzo di casa della gioia. D’altro canto è la gioia l'unico segnale di vangelo che anche i non credenti sono ancora in grado di decodificare e che può metterli seriamente in una crisi salutare. Papa Francesco ci scuote: "Non lasciamoci rubare la gioia! Un cristiano non può mai essere triste".

L’altro messaggio riguarda noi presbiteri. Lo formuliamo con le parole incandescenti di san Paolo. E con te, caro don Probo, noi, pastori, in rappresentanza dell’intero presbiterio di Rimini, diciamo forte, con la solennità di un giuramento e con tutta la grinta che lo Spirito del Risorto ci mette in corpo: "Noi non intendiamo fare da padroni della vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24).