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Accordo tra Casa Madiba e il Comune di Rimini: casa Don Gallo è salva

La convenzione durerà tre anni: è il terzo centro per l'accoglienza di bisognosi e senzatetto

Attualità Rimini | 13:32 - 04 Giugno 2019 Una visita del vescovo di Rimini Lambiasi a Casa Don Gallo Una visita del vescovo di Rimini Lambiasi a Casa Don Gallo.

E’ stata firmata lunedì pomeriggio la convenzione tra Comune di Rimini e  l’Organizzazione di Volontariato Rumori Sinistri onlus per la realizzazione del progetto, rientrante nel Piano povertà, del  centro a bassa soglia di via De Warthema. Al termine dell’istruttoria pubblica è stato approvato il progetto denominato: “ Casa Don Andrea Gallo #perlautonomia #CantiereCasaDonGallo” presentato dall’Organizzazione di Volontariato Rumori Sinistri onlus. La convenzione ha una durata triennale. I locali verranno concessi in uso, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione. L’associazione si impegna ad utilizzare l’immobile nel rispetto e salvaguardia della sua destinazione d’uso legata alla realizzazione del progetto avendo cura di conservarne lo stato in cui viene ricevuto.

Nessun intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria potrà essere effettuato senza il preventivo assenso del Comune di Rimini. Entro e non oltre la scadenza del progetto e della convenzione, prevista per il 31.12.2021, l’associazione si è impegnata a consegnerà l’immobile al Comune di Rimini libero da persone e cose. In caso di utilizzo non corretto il Comune, previa diffida, avrà la facoltà di risolvere la convenzione.

Un progetto che vedrà dunque l’amministrazione comunale agire in collaborazione ed in co – progettazione con soggetti del terzo settore per l’allestimento, progettazione, realizzazione e  gestione del Centro di accoglienza a bassa soglia di Via De Warthema, tenendo conto delle “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”. Il centro si aggiunge ai due centri già presenti alla Capanna di Betlemme e alla Caritas.

Di seguito  le principali attività previste dalla convenzione:

gestione del Centro di prima accoglienza per senza fissa dimora. Questa azione si sviluppa in una serie di azioni diversificate che tengono conto di tutti gli aspetti legati alla quotidianità della vita in comune nella casa;

accoglienza notturna di 37 persone all’interno della casa; per situazioni di emergenza legate a particolari condizioni climatiche, a cui si aggiungerebbero 3 posti in un’area dedicata. I tre mesi iniziali di accoglienza, osservazione ed inclusione serviranno alla costruzione di un progetto individualizzato;

attivazione percorsi di inclusione sociale e di capacitazione individuale e di gruppo;

coinvolgimento degli e delle abitanti nelle piccole attività quotidiane per la gestione del centro con il supporto delle operatrici e di volontari;

promozione delle relazioni esterne alla struttura in collaborazione con i servizi territoriali;

l’ascolto, l’informazione, l’orientamento e l’accompagnamento ai servizi già strutturati.

Sono previsti monitoraggi, almeno di carattere semestrale per la verifica dello stato di avanzamento del progetto e la verifica del raggiungimento dei risultati attesi.

IL COMMENTO DI CASA MADIBA. Ieri pomeriggio abbiamo firmato la convenzione per il nuovo progetto di Casa Don Gallo per l'autonomia.  A fine mese rientreremo nello spazio dove abbiamo vissuto per più di tre anni e dove sono in corso dall’11 marzo i lavori di ristrutturazione mentre tutti gli abitanti sono stati trasferiti con soluzioni abitative alternative in altre strutture in attesa di rientrare alla fine dei lavori prevista per fine Giugno.  Tutti i giorni il punto di ritrovo è Casa Madiba per le varie necessità, dalle colazioni ai pranzi sociali, alle attività di Sportello e del Guardaroba. Il progetto della casa è pertanto continuato, grazie all'attivazione di tutti e tutte e alle soluzioni creative che vengono sempre da chi vive la strada ed è povero.  Il primo pensiero va a Bafode e a Nazir, nostri compagni e fratelli di strada che non ci sono più. Fa ancora male, sempre di più, la perdita di Bafode, ucciso da un lavoro schiavizzato e razzializzato quello della raccolta di pomodori, a lui e a Nazir vogliamo dedicare questa vittoria politica, che guarda al futuro, a ciò che può essere la vita in comune, alla forza delle idee soprattutto quando queste decidono di praticare il conflitto e l'eresia, dentro e fuori le istituzioni senza paura.  In questo lungo ed estenuante percorso sono tanti i ringraziamenti collettivi che dobbiamo fare, sono tanti gli insegnamenti che ci portiamo a casa.  Vogliamo ringraziare innanzitutto le 128 persone che hanno vissuto con noi questi tre anni, vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono attivate, che hanno creduto in questo progetto, che hanno dato una possibilità a questo sogno, uno spazio autogestito per l’accoglienza delle persone senza casa nella nostra città. Vogliamo anche ringraziare tutte le altre realtà che lavorano in questo ambito, Capanna di Fare politica è cambiare lo stato di  cose presenti, costruire contropotere, ma anche aprire dei varchi e riconoscersi negli altri da noi, non vedere la nemicità ovunque e costruire i rapporti di forza grazie ai risultati delle pratiche di lotta ed autorganizzazione messe in campo e non solo ad una critica fine a se stessa magari chiusi fra i muri dei propri recinti. Perché casa Don Gallo è stata innanzitutto un laboratorio di vita in comune, un’azione dal basso istituente e non istituzionalizzante, un’esperienza in cui dalla pratica abbiamo rielaborato non un modello assistenziale e caritatevole per le persone senza fissa dimora da standardizzare, ma una risposta mutualistica e di costruzione di nuova società che mette al centro la vita comune, la condivisione e costruzione dello spazio pubblico, che interroga le persone e le Istituzioni rispetto ai problemi della convivenza tra gruppi con necessità e desideri diversi (e spesso contrastanti) che vivono in uno spazio comune, e che spesso genera problemi complessi, razzismo, paura e conflitti negativi. Che non si possono affrontare a colpi di slogan, servono risposte. Abbiamo provato anche attraverso il Percorso Madi_Marecchia ad  elaborare soluzioni condivise tra i diversi attori e realtà presenti nel contesto in cui abitiamo a partire da una ricerca approfondita su questa realtà anche attraverso uno studio urbanistico e sensoriale dell’area ed elaborando progetti, che hanno cercato di prendere in considerazione le ragioni di tutti e tutte in una prospettiva intersezionale. Oggi hanno perso le politiche che  legittimano la frustrazione di una parte della popolazione, che percepisce la presenza delle persone senza casa come una perturbazione, se non una minaccia, al proprio modo di vivere lo spazio pubblico, ed hanno vinto le politiche che attivano la società, che la organizzano attraverso pratiche mutualistiche che mettono al centro le persone e non le paure per aiutare chi è senza casa in un percorso di riscatto verso la piena autonomia. Che significa ripensare alla base il nostro vivere insieme.  Oggi siamo tutti e tutte più forti anche se la strada da fare è tanta. Ma da oggi abbiamo uno strumento in più, uno spazio per l’accoglienza delle persone senza casa finalmente degno e adeguato alle finalità per cui è nato, per continuare a camminare e a costruire nuovi mondi.