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Chiari e scuri della mobilità sostenibile nella giornata mondiale della bicicletta

Il neoeletto presidente Fiab Rimini Valerio Benelli:«Voglio vedere la Velostazione in funzione prima della fine del mandato»

Attualità Rimini | 07:02 - 03 Giugno 2019 La Fiab Rimini esiste in provincia dal 2006 e negli anni ha organizzato molte iniziative per la promozione della mobilità sostenibile (foto da Facebook) La Fiab Rimini esiste in provincia dal 2006 e negli anni ha organizzato molte iniziative per la promozione della mobilità sostenibile (foto da Facebook).

di Francesca Valente

Valerio Benelli è diventato presidente della Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) “Pedalando e Camminando" di Rimini da appena due mesi, ma la sua passione per la bicicletta è lunga praticamente una vita. Mentre chiacchieriamo di chiari e scuri del cicloturismo e della mobilità sostenibile nella provincia rivierasca nella sede di Covignano ospitata dalla Casa delle Associazioni di Volontarimini, mi cade l’occhio su un dettaglio: al bavero della giacca beige ha appuntata una spilla d’oro a forma di bicicletta. L'accessorio perfetto per confrontarsi sul tema in occasione della giornata mondiale della bicicletta (3 giugno).

«Come emanazione della Fiab nazionale abbiamo una missione fondamentale, che è quella di tutelare e promuovere la mobilità sostenibile», esordisce Benelli, «il nostro compito è occuparci degli utenti deboli della mobilità, ovvero pedoni, persone con disabilità e ciclisti». Benelli fa parte dell’associazione dal 2007 (è stata costituita nel 2006), quindi la conosce molto bene: nella provincia di Rimini conta una 90ina di iscritti, la maggior parte nella zona del capoluogo. Nato a Forlì e cresciuto nel mito di Baldini e Pambianco (campioni del ciclismo italiano degli anni Cinquanta e Sessanta, segue il mondo delle 2 ruote da 30 anni. «Nasco come appassionato a 360: seguivo il ciclismo da un po’, ma solo negli anni Ottanta ho scoperto il mondo del ciclismo non soltanto sportivo ma anche lavorativo, sociale, turistico, educativo. Nel 1985 ho cominciato a fare viaggi in bicicletta assieme ad alcuni amici. Facevo già del cicloturismo, avevo iniziato alla fine degli anni Settanta ma a livello amatoriale. Dopo essermi trasferito a Rimini ho scoperto dell’esistenza della Fiab e ho voluto entrarvi a far parte».

Come è cambiata la mentalità nei confronti della mobilità sostenibile?
C’è più conoscenza e presa di coscienza del problema. È cresciuto il movimento, nel periodo più recente anche a livello studentesco, e sono anche cresciuti gli argomenti su cui l’associazione si impegna e su cui pungola l’amministrazione: questo è il nostro taglio e lavoro, stimolare la politica attraverso campagne e sollecitazioni. La città si è sempre dimostrata ricettiva, in particolare con l’attuale amministrazione, che ha una sensibilità marcata al problema. Abbiamo avuto ottimi rapporti sia con l’ex assessora Sara Visintin sia con l’attuale Roberta Frisoni: il buon rapporto che ci ha permesso di attivare diverse iniziative e diversi progetti. Il canale di dialogo è facile, anche se il cliente migliore a cui si rivolgono le amministrazioni è sempre l’automobilista.

Come sono i percorsi ciclabili della provincia?
Ci sono alcune piste che avrebbero bisogno di una revisione concettuale, perché sono tracciate sul marciapiede ma non consentono di svolgere la loro funzione appieno. Il nostro principio è ridurre lo spazio alle auto, più che ai pedoni, laddove si può. Il nostro “nemico” è il motore, non il pedone. Non avendo un limite fisico poi spesso sono occupate da moto, bici parcheggiate. Mancano poi ancora dei tratti da collegare adeguatamente per permettere di andare tutti al lavoro in bici. Il problema delle piste ciclabili qui è che manca la continuità in caso di intersezione con un’altra strada, ma basterebbe cambiare la segnaletica per dare la precedenza alle biciclette e ai pedoni. Si dovrebbe anche ridurre la velocità ampliando le zone a limite di 30 chilometri orari, anche per ridurre gli incidenti: è una campagna che ci vede attivi dai primi anni Duemila, ancora prima di costituirci in associazione.

Quali sono gli errori più comuni commessi dai ciclisti?
La pedalata in fila indiana sarebbe corretta dal punto di vista del Codice, ma capisco che non è molto soddisfacente per i partecipanti. Questo porta necessariamente ad affiancare e a occupare la corsia in modo improprio. Quando si attraversa una strada in prossimità di un attraversamento pedonale, bisognerebbe smontare dal mezzo e accompagnarlo a piedi. E poi c’è l’incuria: ci sono molte bici che non sono dotate di sistemi di illuminazione né di catarifrangenti, entrambi obbligatori per legge.

Come impedire che i furti siano un fattore deterrente all’utilizzo della bici?
Da tempo proponiamo di installare più rastrelliere in giro per la città e di realizzare alcuni depositi custoditi. Il progetto più atteso è la Velostazione, il progetto a ridosso della stazione ferroviaria di Rimini per il parcheggio, la sistemazione e il noleggio di biciclette. Purtroppo però il bando per la sua gestione, emanato a metà marzo dal Comune di Rimini, si è chiuso senza un soggetto proponente.

Qual è l’impegno di “Pedalando e Camminando” nel territorio?
Da anni organizziamo diverse manifestazioni per promuovere la cultura della mobilità su due ruote, come “Bimbimbici”, per cercare di offrire un momento ludico per bambini affiancato all’esperienza di educazione stradale, o “Pedalo Imparo” in collaborazione con la Polizia municipale. Poi c’è la settimana europea della mobilità, che cade a fine settembre. “Ri-ciclo” è un progetto tutto nostro per dare a bambini che non possono avere una bici mezzi rigenerati, recuperati da altre famiglie in buone condizioni. A occuparsi della sistemazione dei mezzi è la nostra Ciclofficina al centro Zavatta. L’anno scorso ne abbiamo consegnate una decina, quest’anno puntiamo a fare altrettanto.

Rimini è una meta per i cicloturisti?
Ce ne sono molti che raggiungono il nostro territorio in bici, o che lo vogliono attraversare pedalando. C’è ad esempio la Ciclovia Adriatica, da Trieste a Santa Maria di Leuca (Puglia), in parte già sperimentata nel 2016 durante una bici staffetta che la Fiab nazionale organizza tutti gli anni a settembre, con partenza da Termoli e arrivo a Rimini.

Quali sono i suoi obiettivi di mandato?
Vorrei vedere la Velostazione attiva e in funzione, ma anche che la Fiab Rimini fosse presente un po’ in tutta la provincia: ora il parco soci è concentrato sulla città, perché viviamo qui e il cerchio di conoscenti è qui, ma vorremmo arrivare anche in altre aree. Ci sono iscritti a Santarcangelo, Riccione, vorrei che si andasse in bici in tutta la provincia. Le piste ciclabili funzionano se c’è sensibilità, presidio e frequentazione.