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Discoteca Cocoricò chiusa: l’intervento di Gianni Indino, presidente di Confcommercio

La licenza era stata sospesa per 3 mesi per non aver pagato la Tari, poi ritirata

Attualità Riccione | 15:38 - 30 Maggio 2019 Luci e musica spenti al Cocoricò per tre mesi alle porte dell'avvio della stagione estiva Luci e musica spenti al Cocoricò per tre mesi alle porte dell'avvio della stagione estiva.

«Il Cocoricò è uno dei locali faro nel panorama italiano: ha fatto tendenza, innovazione, moda e creato una proposta capace di fare diventare Riccione la meta preferita di tutti i giovani. Ha trainato il territorio per decenni e continuerebbe a farlo: la sua chiusura è minus per la città e per l’intera Riviera di Romagna, non un plus come molti detrattori credono,,sorridendo». Sono le parole amare di Gianni Indino, presidente di Confcommercio provincia di Rimini e di Silb (sindacato italiano locali da ballo). Il pretesto per questa dichiarazione gli arriva da una petizione online lanciata da alcuni giovani affinché non vengano spente musica e luci di una delle discoteche al centro della movida estiva.

«Le gestioni  hanno commesso degli errori: pagare le tasse è un dovere di tutti. Ma l’errore più grande è stato fatto dall'amministrazione in carica a Riccionbe, che fin dal primo giorno del suo insediamento ha messo nel mirino i locali, il divertimento, la musica e con essa il turismo giovanile», denuncia Indino: «Prima lo stop alla musica a mezzanotte (per poi dover tornare velocemente sui propri passi), poi la guerra al Cocoricò, ora ai locali del Marano... A Riccione ormai è rimasta un’unica discoteca: l’auspicio è forse chiudere anche quella?», si chiede in modo del tutto retorico.

«Nel corso dei mesi la Confcommercio provinciale ha più volte chiesto di incontrare la sindaca Tosi per discutere del futuro, per poter dare risposte agli imprenditori che vogliono programmare la propria attività. Ancora stiamo aspettando un appuntamento e approfitto di questo intervento per rinnovarle la richiesta anche pubblicamente.
Dove è finita la Perla dell’accoglienza, del divertimento, la meta turistica preferita dai giovani? Ormai i ragazzi disertano Riccione e le preferiscono mete più lontane, dove possono trovare luoghi che non li demonizzano e che sanno come gestire questa fetta di turismo senza chiudergli le porte in faccia».

Le parole scorrono come un mare in tempesta: «Riccione affossa, inconsapevolmente o meno, quel turismo che permette alla Riviera di rimanere all’apice di arrivi e presenze. Qualcuno pensa che Riccione si possa permettere di perdere per scelta una fetta di turismo così importante? Le famiglie che oggi affollano il territorio sono composte da quei giovani che negli anni Novanta venivano qua a divertirsi nei locali e che ora tornano e ritornano perché si sono innamorati della Riviera e delle emozioni che si sono portati a casa. Il Cocoricò, in tutto questo, ha avuto un ruolo di rilievo. A Rimini e a Misano, piaccia o no, i locali non solo resistono, ma lavorano e fanno tendenza. Non solo, si aprono progetti insieme al pubblico, in cui il privato investe su eventi in grado di portare migliaia di giovani. Ripudiare il mondo giovanile, anche a discapito del territorio, con ripercussioni dirette sul lavoro e indirette sul turismo e l’economia, piacerà forse ad alcuni residenti, ma non fa il bene il territorio». (f.v.)