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Rimini Calcio, Grassi: "Sento sfiducia in me, ma ho preso un impegno morale e lo mantengo fino in fondo''

Il presidente cerca partner. E attacca: "Manca cultura sportiva, ho visto cose incivili. Grazie a mister e giocatori"

Sport Rimini | 16:02 - 29 Maggio 2019 L'addetto stampa del Rimini Calcio Sergio Cingolani e il presidente Giorgio Grassi L'addetto stampa del Rimini Calcio Sergio Cingolani e il presidente Giorgio Grassi.

Chi si spettava novità dalla conferenza stampa del presidente del Rimini Giorgio Grassi è andato deluso. Il patron è andato via per la tangente come spesso gli succede e allora facendo la tara le notizie vere sono poche. Grassi ha fatto capire che il direttore sportivo è stato ormai scelto (dovrebbe essere Sandro Cangini, ex Forlì, già al fianco di Pastore ai tempi di De Meis per l'attività di scouting); la fideiussione per la prossima stagione di 350mila euro è gia pronta perchè lui continuerà a tenere il Rimini anche se non si materializzerano rinforzi societari auspicati e lavora già in tal senso. Ammette di avere avuto un faccia a faccia con Alfredo Rota di Alka Servizi Andera – settore logistica e trasporti – ma di non aver approfondito l'argomento che farà al più presto. Per il resto di carne al fuoco non ce n'è perché i tanti che si sono avvicinati non hanno prodotto garanzie vere. Ribadisce di non voler passare la mano al primo che passa.

“Sono moralmente impegnato ad andare avanti. Ho preso un impegno con l'amministrazione comunale tre anni fa e lo porterò avanti finché non troverò persone serie che siano in grado di garantire un futuro al club - ha detto Grassi – anche se per il sottoscritto è un impegno pesante affrontare la serie C dal punto di vista economico, di tempo sottratto all'azienda, alla famiglia, tenendo conto che non abbiamo uno sponsor e l'incasso ai botteghini è quello che è e così il numero degli spettatori anche quando si è pagato un euro. Quello che devo chiarire è se in città ci sia l’interesse, anche con quote sostenibili, per aiutare il Rimini. Io ho fatto il sacrificio per la C, ma sembra che la C non interessi a nessuno. In ogni caso saremo al via con la convinzione che l'esperienza di quest'anno ci abbia insegnato tanto. Con lo stesso budget potremo fare senz'altro meglio”. Uno degli errori, fa capire Grassi, ben 14 contratti biennali sulle spalle da gestire al meglio (“ai dipendenti ho chiesto di dare le dimissioni per lasciare margine di operatività a eventuali nuovi soci”). Il buco sarà chiuso: a marzo era di 350 mila euro. La squadra si allenerà a Misano e Spadarolo.

IL BILANCIO Sui tre anni Grassi non ha niente da rimproverarsi: due promozioni e una salvezza, seppure tribolatissima - “una liberazione” la definisce - arrivata ai playout. Si rende conto, però, che il clima di sfiducia nei suoi confronti è più forte ed è consapevole di essere antipatico.

“Ringrazio la squadra, sballottata tra quattro allenatori; mister Petrone che in otto partite ci ha portato in porto. Il terzo ringraziamento, infine, è ai ragazzi della Casa Betania di Coriano, nel gruppo della Papa Giovanni, che frequento da tre mesi e in un momento difficile mi hanno dato molto anche per uscire da un contesto sportivo che mi faceva male. Questi ragazzi che vengono da vite complicate mi hanno insegnato dei valori e io li ringrazio. Sono contento per il settore giovanile, sarebbe stato un peccato retrocedere perché si sarebbe disperso il lavoro di tre stagioni: ce la possiamo giocare alla pari con tutti”.

COSA NON VA Grassi ha utilizzato gran parte del tempo per lamentarsi di brutti episodi che hanno caratterizzato la stagione: “La squadra è stata insultata già nel riscaldamento a Verona, Volpe è stato linciato a più riprese, e su di lui abbiamo investito dei soldi. La caccia ad un 21enne non si fa. Cosa abbiamo ottenuto? Volpe non è stato più in grado di giocare. A Variola dopo l'infortunio sono state dette parole impronunciabili. Siamo riusciti a pagare 6500 euro di multa. Per il ritorno col Verona c'erano 200 uomini delle forze dell'ordine pur in assenza di tifosi ospiti. Vi pare una cosa normale? E' un fatto culturale. Vuol dire che abbiamo perso tutti, che abbiamo fallito. Non possiamo fare calcio. Di questo passo non c'è futuro”. (ste.fe.)