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Gli Apicoltori Rimini e Montefeltro lanciano l'allarme sui pesticidi e i rischi per la salute umana

Nella giornata mondiale delle api il presidente Angelo Dettori si schiera per la difesa della natura e degli insetti imenotteri

Attualità Rimini | 08:17 - 20 Maggio 2019 Durante un corso di apicoltura dell'associazione apicoltori Rimini e Montefeltro, foto da Facebook Durante un corso di apicoltura dell'associazione apicoltori Rimini e Montefeltro, foto da Facebook.

di Francesca Valente

Il 20 maggio è la Giornata mondiale delle api. Istituita appena due anni fa dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, è la data di nascita di Anton Janša, allevatore e pittore sloveno pioniere delle moderne tecniche di apicoltura. Oggi più che mai è importante celebrare il ruolo di questi piccoli insetti imenotteri, indicatori biologici della qualità dell’ambiente e una delle emergenze ecologiche in corso. Per questo abbiamo voluto parlare con Angelo Dettori, presidente dell’associazione Apicoltori di Rimini e del Montefeltro, per capire fin dove ci siamo spinti nella distruzione - e nella tutela - del nostro pianeta.

QUALCHE DATO
«In Romagna gli apicoltori sono moltissimi: più di 150 quelli attivi in provincia di Rimini, con oltre 5 mila alveari. Un numero cresciuto di più del doppio rispetto agli alveari che c’erano nella stessa zona 30 anni fa», esordisce Dettori. «Per questo è impreciso dire che le api stanno scomparendo in generale. Hanno avuto una crisi da neonicotinoidi (pesticidi usati in agricoltura ma dannosi sia per gli insetti, sia per l’uomo, ndr) con l’immissione sul mercato di qualche anno fa». Più colpite le zone intensamente coltivate, come tutta la pianura Padana, mentre le medio montane o di montagna come gli Appennini risultano, anche qui, meno funestate. «Stiamo comunque parlando di un animale selvatico, che viene allevato e curato dall’uomo ma che non può essere addomesticato. L’apicoltore si limita a gestire le cassette seguendo e assecondando il suo istinto». Il grosso danno non è stato quindi causato tanto agli allevamenti, quanto ai pronubi selvatici: «Si contavano oltre 5 mila specie in Italia, ad oggi ridotte drasticamente», denuncia il presidente. «Un’ecatombe che sta colpendo tutta la popolazione degli entomi, non soltanto delle api».

ALCUNE RIFLESSIONI
Quindi anche in questo caso l’uomo è sia causa sia cura dello stesso male: la sua azione inquinante ha decimato centinaia di specie terresti, ma senza il suo intervento protettivo queste si sarebbero probabilmente già estinte. Un bel paradosso.
Un’altra prospettiva interessante su cui porre l’evidenza è la sproporzione tra il "fabbisogno naturale" di api e quello umano. «Le api sono poche in confronto al bisogno di materie prime che ha l'uomo al giorno d'oggi», prosegue l’apicoltore riminese, «si fanno sopravvivere le api nel numero necessario ai bisogni della popolazione (e non solo vista la sovrapproduzione e gli sprechi, ndr), non alle api stesse, che andando avanti così, vedrete, ci sopravvivranno».

PREOCCUPANO I PESTICIDI
In provincia di Rimini ancora non si è registrata la presenza di movimenti antipesticidi, forse anche perché «siamo affacciati sul mare, la cui brezza aiuta a disperdere gli insetticidi spruzzati nei campi o per curare il verde pubblico». Il Riminese non ha quindi subito un avvelenamento paragonabile al resto della pianura, che rimane una delle regioni al mondo a più alto uso di pesticidi: «Le statistiche di vendita di questi che sono veleni in tutto e per tutto sono più basse lungo la fascia costiera, ma l’impatto sulla salute è comunque alto». Altro fattore importante è la quasi assenza di coltivazioni di mais, che sono tra quelle che hanno portato l’incidenza di pesticidi a livelli così alti in altre zone. Ma anche se si usano meno, alcuni tipi di insetticidi sono 7 mila volte più biocidi di altri, quindi «anche se ne viene usata una quantità minore, è ben più letale». E non pensiamo solo agli di insetti.

...NON SOLTANTO IN AGRICOLTURA
«Non dobbiamo preoccuparci soltanto degli insetticidi in agricoltura ma anche, per esempio, delle campagne antizanzare», sottolinea Dettori allargando il ragionamento, «si potrebbero fare con il rame, che è un elemento naturale, invece che con le pastiglie di veleno buttate nei tombini. Basterebbe usare la cosiddetta “monetina da un centesimo” per attivare l’emissione di ioni, che agiscono naturalmente sulla riproduzione delle zanzare, diventando di fatto un insetticida biologico che può durare per oltre tre anni». Ma allora perché non viene usato? «Ovvio: perché non fa girare l’economia».

Peccato che gli effetti pesino non solo sulla natura ma anche sull’uomo, che peraltro non vive su un altro pianeta: «Stiamo parlando di sostanze velenosissime, i cui effetti sulla salute umana si vedranno solo fra qualche tempo». Nel Riminese non sembrano esserci ancora casi conclamati di malattie indotte dall’inalazione o l'ingerimento di pesticidi immessi nell'ambiente e rilasciati nell'aria, nella terra e nell'acqua. «Non dimentichiamoci che l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha dichiarato in modo inequivocabile l’azione dannosa da uso di neonicotinoidi in agricoltura. L’unico modo per tutelarci è vietarne l’uso, ora».

PREVENIRE È SEMPRE MEGLIO
L’attività dell’associazione Apicoltori, anche se non riconosciuta adeguatamente a livello istituzionale, funge anche da controllo, monitoraggio e protezione del territorio. «Ci diamo da fare per quel che possiamo con riunioni e denunce quando serve», esclama il presidente, «abbiamo anche sostenuto cause legali su violazioni palesi delle leggi in vigore». Fortunatamente l’Emilia Romagna è una regione lungimirante, che ha già approvato una legge dalle sanzioni anche molto pesanti (oltre 70 mila euro) per chi usa sostanze in periodi non autorizzati. «La nostra è sempre stata una Regione fra le prime in Italia nella difesa dell’apicoltura e lo è anche nella tutela degli alveari, imponendo fra le prime il divieto dei trattamenti durante il periodo delle fioriture, che ha aiutato tantissimo a proteggere i pronubi». Ma non basta.

«Per favore, lo scriva», mi incalza Angelo Dettori al telefono prima di salutarci, «se le api muoiono non dobbiamo dire soltanto "povere api". Ma "poveri noi"».