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Briglia di Ponte Verucchio, il crollo era inevitabile: ecco perché. La struttura era già rotta

Per le associazioni ambientaliste è inutile ricostruire la briglia, ma serve intervenire sui fenomeni di erosione con azioni mirate

Attualità Verucchio | 15:48 - 16 Maggio 2019 Lo stato della briglia di Ponte Verucchio sul fiume Marecchia Lo stato della briglia di Ponte Verucchio sul fiume Marecchia.

Un gruppo di associazioni ambientaliste di Rimini (Anpana, Dna Rimini, Fare Ambiente, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, Legambiente, Umana Dimora, Wwf) interviene sul crollo della briglia di Ponte Verucchio, un evento non inaspettato, in quanto, evidenziano in una nota, la briglia era già letteralmente a pezzi da mesi, con le strutture in cemento già abbattute dalle piene del fiume Marecchia. La Regione ha stanziato 850.000 euro per un intervento di ripristino della struttura, ma a detta delle associazioni il problema non sarebbe risolto: in futuro infatti altre piene potrebbero provocarne il crollo. Per risolvere i problemi di dissesto idrogeologico serve dare attuazione alle strategie del contratto di fiume siglato tra Provincia di Rimini e Comuni. 

LA BRIGLIA. Le associazioni ambientalistiche puntano in dito sulle escavazioni effettuate nell'alveo del fiume Marecchia negli anni '70-'80 che hanno provocato un'alterazione del normale flusso delle acque in alveo. Inoltre la costruzione recente di una centrale idroelettrica, sulla destra del fiume, a valle di Ponte Verucchio, ha compromesso la naturale dinamica idraulica e con l’equilibrio del fiume, compromettendone ulteriormente la funzionalità. Le associazioni sottolineano inoltre che gli 850.000 euro per il ripristino della briglia rientrebbero nell'ambito dei soldi pubblici utilizzati per finalità private: "infatti lo scopo della briglia è di prelevare acqua dal fiume da cedere agli agricoltori, oltre che di tutelare la centrale idroelettrica pure privata, collettivizzando invece i costi per la sua salvaguardia, mentre un intervento  che abbia una visione di vantaggio pubblico dovrebbe almeno prevedere un obbligo per gli agricoltori di utilizzare l’acqua di derivazione riversata nei canali consortili senza prelevare da falda come oggi avviene senza alcun controllo". Le associazioni chiedono anche il divieto di prelievo in fiume in violazione del Deflusso Minimo Vitale previsto per legge a salvaguardia  della vita del fiume e della fauna selvatica. 

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