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Il Random tour del Duo Bucolico passa anche per Rimini: ecco i segreti del loro settimo album

Antonio e Daniele si raccontano con spontaneità, simpatia

Attualità Rimini | 09:06 - 12 Maggio 2019 L'esibizione del Duo Bucolico al concerto del primo maggio al Marecchia Dream Fest di Rimini L'esibizione del Duo Bucolico al concerto del primo maggio al Marecchia Dream Fest di Rimini.

di Francesca Valente
Antonio è originario di Novafeltria, anche se da qualche tempo si è stabilito a Cesenatico. Daniele invece è di Rimini. Sono conosciutissimi come Duo Bucolico, una delle formazioni musicali romagnole più innovative, irriverenti e divertenti che hanno messo il naso nella scena emergente degli ultimi anni. Loro per la precisione suonano insieme da ben 14 anni, da quando si sono conosciuti a quella sagra del pane di Maiolo del 2005 nella quale Antonio Ramberti era impegnato nell’organizzazione della parte performativa che comprendeva anche l’esibizione di alcuni cantanti, tra cui Daniele Maggioli. Entrambi suonatori, si sono trovati a incrociare quasi del tutto per caso i loro microfoni sulla scena, scoprendo un inatteso feeling musicale ma anche argomentativo in chiave soprattutto ironica, toccando alti picchi di sarcasmo. Con grande sorpresa quello che poi si è rivelato essere il loro primo duetto insieme li ha portati a condividere due lustri di successi, concerti, viaggi in furgone tra il nord e il sud Italia e ben sette dischi, tanto da abbandonare del tutto gli altri lavori di mantenimento tra il 2008 e il 2010, dedicandosi solamente al mestiere di musicisti.

Tra le ultime esibizioni in ordine di tempo c’è stata quella del Marecchia Dream Fest, il festival riminese del primo maggio al parco XXV Aprile alle porte del centro storico, di fronte al suggestivo ponte di Tiberio. Li abbiamo incontrati per fare due chiacchiere con loro sull'ultimo disco fresco di stampa, “Random”, portato in giro per tutta la penisola grazie anche allo slancio della BPM Concerti. Sul palco, assieme a loro, Tommaso Graziani alla batteria e Lorenzo Perinelli al basso.

Come si presenta la scena musicale locale?
«Non ci sono molti spazi ma ci sono molte sperimentazioni», esordisce Daniele, «noi romagnoli siamo molto bravi a intrattenere ma non altrettanto bravi a venderci, né a organizzarci. In generale usiamo poco la strategia e molto l’istinto». «Questo per la verità non è un difetto», puntualizza Antonio, «ci rende più puri, anche se sotto certi punti di vista può penalizzarci. In generale però c’è molta fame di palco».
«Siamo nella terra delle orchestre e del liscio», aggiunge Daniele, «se vuoi vivere di musica qui devi fare piano bar, altrimenti sei costretto a spostarti». Un po’ come loro, che l’attitudine allo spostamento l’hanno sempre avuta, anche quando non c’erano i soldi per ripagarsi la benzina. «Ci amano molto a Carrara, Trento e Verona», rispondono quasi all’unisono guardandosi, «all’inizio credevamo di essere apprezzati soprattutto al sud, poi al nord hanno iniziato a reclamarci e abbiamo capito che anche lassù ci vogliono bene».
«A Rimini per un periodo abbiamo suonato solo alla Creperia», ricorda Antonio divertito, «i ragazzi del bar ci ospitavano in questa location un po’ prestata all’occasione, noi per scelta non accettavamo ingaggi da nessun’altra parte. Da lì è venuta fuori anche l’idea del Marecchia Dream Fest».

Da dove nasce il vostro stile?
C’è da dire che nessuno dei due è figlio di musicisti: «Abbiamo suonato moltissimo nei festival di arte di strada, pur non essendo attori», risponde per primo Daniele, «ma inciampando nella frustrazione che suonando nessuno ci cagava, abbiamo pian piano fatto nostra la tecnica della clownerie per cercare di attirare più e meglio l’attenzione. Non vogliamo fare teatro, soltanto cercare di accattivarci meglio il pubblico».
… Ma tutta questa energia da palco come si traduce nei vostri dischi?
«Bella domanda», riprende Daniele, «nel disco siamo costretti a rinunciare all’improvvisazione e alla divagazione che contraddistinguono i nostri show, imparando a tenere l’esibizione e il registrato due mondi separati». «Spesso e volentieri capita che la gente ci dica: “Bello il disco, ma dal vivo”…», si inserisce Antonio, «per questo stiamo cercando di sperimentare nuovi spettacoli, anche grazie all’uscita del nuovo disco».

Arriviamo di “Random”.
«“Random” segna un’evoluzione nel nostro percorso, per forma e per contenuti», prosegue Antonio, «abbiamo deciso di scremare la parte cabarettistica, anche per tralasciare un po’ la dimensione della battuta facile». «In questo ultimo album c’è un mondo assurdo e stravagante», conclude Daniele, «è sicuramente bello essere conosciuti per la nostra comicità, ma non può essere una gabbia. Stiamo esplorando il mondo del grottesco, del paradossale, delle allucinazioni e dei sogni stralunati».
Il disco più maturo racconta di “un’umanità dai tratti multiformi e in continua evoluzione (o involuzione), le cui storie prendono pieghe talvolta esilaranti, talvolta agghiaccianti. Storie che sono anche racconti davanti allo specchio, per un confronto lucido, sincero e a volte spietato con le proprie incertezze”. Insomma un bucolicesimo passato da “cantautorato illogico d’avanguardia” a “minimalismo cantautoral-pop”. «Sempre illogico, naturalmente».