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Bar 'Dalla Jole', il Comune di Rimini: 'lavori per messa in regola ignorati nel 2013'

Il bar è stato chiuso, l'amministrazione comunale ripercorre in una nota tutte le vicende

Attualità Rimini | 12:33 - 02 Maggio 2019 Il bar 'Dalla Jole' chiuso Il bar 'Dalla Jole' chiuso.

Il Comune di Rimini in una nota ribadisce che il bar "Dalla Jole" potrà riaprire solo a seguito di demolizione e ricostruzione fino a 50 metri quadrati, secondo l'articolo 56 del nuovo Rue, relativamente ai manufatti su aree demaniali (il bar sorge su un'area demaniale). Il Comune precisa che i 50 metri quadrati sono una dimensione tre volte superiore al manufatto originario.

LA SITUAZIONE. Come riportato sul nostro portale, la chiusura del locale posto sul porto canale, tra i più noti di Rimini, gestito da oltre 40 anni da Jole Cenni, ha suscitato forte interesse tra i turisti e scatenato il dibattito dell'opinione pubblica. Punto focale della vicenda, nel 2016, la segnalazione inviata dalla Soprintendenza alla Procura e al Comune di Rimini, invitato a verificare la legittimità del chiosco-bar di via destra del Porto 2/B.  L'amministrazione precisa: i titolari del bar pagano un canone concessorio annuo di 364,63 euro. Nel 1967 il manufatto autorizzato era di 14 metri quadrati. Nel 1972 il concessionario (colui che vendette il bar nel 1976 alla sig.ra Cenni, che d'altra parte ha rilevato, tramite i propri legali, di aver tenuto il locale così come gli era stato venduto) presentò un progetto di ampliamento che venne all’epoca respinto dal Comune di Rimini. Nel 1982 il concessionario (la sig.ra Cenni) presentò domanda per eseguire lavori di sistemazione in ordine a bagno disabili e altro. Il Comune dette l’assenso, ma nel 1984 il concessionario comunicò la rinuncia al’esecuzione dei lavori. Nel 2011 il Comune di Rimini rilasciò un titolo edilizio per la demolizione e la ricostruzione di un nuovo manufatto su quell’area, incrementando la superficie fino a 77 metri quadrati contro i 14 metri quadrati iniziali. Il concessionario chiese una proroga per l’inizio lavori; proroga concessa dal Comune per l’avvio dei lavori, fissato al gennaio 2013. "Il concessionario non ha mai eseguito i lavori autorizzati e il titolo edilizio per l’ampliamento e la regolarizzazione del chiosco bar è scaduto il 13 gennaio 2016", evidenzia l'amministrazione comunale. Nel maggio 2018, a seguito dell’esposto della Soprintendenza, la Procura si mosse per i controlli, eseguiti da parte della Polizia Municipale. Il verbale della PM viene redatto nel luglio 2018, a seguito di sopralluoghi che metto"no alla luce numerose difformità edilizie, sismiche e paesaggistiche (anche con parti del manufatto senza alcun collaudo statico)", precisa l'amministrazione comunale.

Sulla base della relazione della Polizia Municipale, il Suap nel novembre 2018 dispone provvedimento di revoca della licenza commerciale, ma, spiega l'amministrazione, "il concessionario non impugna l’atto al Tar entro i 60 giorni di legge". "Dopo mesi di silenzio, il concessionario presenta nel marzo 2019 una richiesta di rivisitazione del verbale della PM, inoltrato alla Procura, ma senza presentare alcuna documentazione storica né atto recente che modifichi quanto emerso dai sopralluoghi", ribadisce l'amministrazione. I titolari del chiosco-bar sostengono invece di aver presentato tutta la documentazione storica.