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Rimini celebra il 25 Aprile, sindaco Gnassi: 'grave Ministri che disertano la festa della Liberazione'

Il primo cittadino punge il Ministro Salvini: 'non si scambiano lotta alla mafia e ai fascismi, si fanno entrambe'

Attualità Rimini | 14:33 - 25 Aprile 2019

Con il raduno delle autorità, delle Forze Armate, delle delegazioni partigiane, combattentistiche e d'Arma, politiche, sindacali, studentesche e cittadine ha preso avvio questa mattina, in Piazzale Roma nel Parco Cervi, la cerimonia ufficiale per le celebrazioni del 25 Aprile, 74° anniversario della Liberazione d'Italia. Dopo la posa di una corona al Monumento della Resistenza è seguito  il  corteo, durante il quale sono state posate corone al Cippo all'Arco d'Augusto, in Piazza Tre Martiri, in Via Cairoli e in Piazza Ferrari. In piazza Cavour, dopo la lettura dei nomi dei caduti riminesi per la liberazione da parte di due studenti delle scuole superiori riminesi (Ilaria Cicchetti del Liceo scientifico Albert Einstein, e Simone Frisoni del Liceo linguistico Giulio Cesare - Valgimigli), è intervenuto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi.

Nel suo intervento il sindaco ha voluto citare i nomi dei partigiani che hanno sacrificato la loro vita per la Liberazione "sono nomi e cognomi che sentiamo anche oggi. Sono i nomi e i cognomi nostri, dei ragazzi che magari scendono in piazza per battersi a difesa dell'ambiente, per l'altruismo di chi vuole lasciare un mondo migliore di quello in cui è nato".  

LE DICHIARAZIONI. "Bisogna avere il coraggio di dire che non è solo una mattina del 1943 o del 1944 – ha detto il sindaco  - Una mattina mi sono alzato, e ho trovato l'invasor. E' una mattina di tutti i giorni, quella in cui guardi la città, il gonfalone Alea Iacta Est e ci trovi una medaglia d'oro al valor civile, da ricordare e onorare. Una città risorta dopo 386 bombardamenti, tragedie, lutti e morti ammazzati, Capelli, Nicolò, Pagliarani. E' la mattina di oggi in cui si onora anche per quelli che disertano. Per i Ministri e parlamentari della Repubblica Italiana che disertano la festa della Liberazione con giustificazioni inaccettabili, a volte con argomenti volgari. Per la Liberazione, per la Resistenza, per il Paese non ci sono se e non ci sono ma. Non si scambiano e barattano lotta alla mafia e lotta ai fascismi. Si fanno entrambe. Riprendendo le parole del presidente della Repubblica Mattarella, la storia non si riscrive".

"Chi fa politica- dice la senatrice a vita Liliana Segre- non può ignorare la storia. Deve averla studiata. A chi dice che la vera Liberazione è solo quella dalla mafia, io rispondo che con ognuna di queste dichiarazioni chi ha dato la vita muore una volta di più'. Parole scolpite nella pietra. Io mi permetto di aggiungere che a Rimini, e in centinaia di altre città d'Italia, siamo in piazza oggi per la festa della Liberazione, della democrazia e della libertà e eravamo in piazza anche il 21 marzo per la giornata contro tutte le mafie. Noi, caro Ministro, in piazza ci andiamo sempre quando c'è da tutelare il senso della nostra storia, del nostro presente, del nostro futuro. Non solo quando c'è da rimarcare per interesse politico una divisione contro la festa della riconciliazione".

"Il 25 aprile è la festa della riconciliazione. Ma riconciliazione significa fare una scelta di campo: la scelta che ha fatto il nostro Paese è stata quella di riconoscersi nei valori della democrazia e della libertà. Riconciliazione non è una scelta di comodo, non è un cespuglio dietro cui nascondersi: è la maniera esatta per affermare chi siamo e dove vogliamo andare. "Non possiamo sempre ridurre tutto a ignoranza- continua la senatrice Segre - E' il bisogno di odiare che muove certa gente. E' un sentimento che c'è sempre stato: la storia è fatta di corsi e ricorsi. Dopo la seconda guerra mondiale, dopo tutto quello che si era visto e sofferto, si aveva paura di ripetere certi atteggiamenti. Si è solo abbassato il volume ma non si è spenta la musica".

"E' di solo pochi giorni fa il dibattito in Consiglio regionale su alcuni gravi episodi di 'ritorno di fiamma' della cultura fascista. Un consigliere regionale ha affermato pubblicamente che la discussione su questi temi 'puzza di naftalina'. Io credo che si debbano rispettare le opinioni politiche di tutti, ma che bisogna dire, affermare, gridare, che la Liberazione non puzza di naftalina, che la nostra Costituzione è nata dalla Liberazione ed è garanzia di libertà e futuro. Onorare la Liberazione significa onorare la Patria, la Costituzione, l'Italia. La liberazione è una festa di tutti, è la festa più bella del calendario italiano. Non è una sfilata a cui si può o meno partecipare, come esponenti del Governo vorrebbero far vergognosamente intendere. La banalizzazione del 25 aprile è una forma moderna di negazionismo".

"Oggi abbiamo a Rimini ragazzi che leggono i nomi di altri ragazzi come loro, morti per un'ideale di libertà lasciatoci in eredità. Compito nostro è essere eredi e non semplici e passivi discendenti. L'attenzione dei ragazzi mi emoziona- afferma Liliana Segre -. Concludo sempre la mia testimonianza, spiegando come andando da loro abbia ricordato una parte di storia per me tragica. Uno sforzo che sarà ripagato se solo uno di loro accenderà una candela alla memoria.

In tutti i Paesi del mondo la musica e le parole di 'Bella Ciao' segnano la vita e l'immaginario di centinaia di milioni di persone. Sono nelle serie televisive più intelligenti e popolari, perfino nelle hit parade. Solo in Italia quest'inno alla libertà di ogni tempo e in ogni spazio viene svilito, calpestato, nascosto, mortificato. Almeno a Rimini, oggi, 25 aprile, festa della Liberazione, no".

Dopo quella del Sindaco Gnassi si è tenuta l'orazione di Paolo Rossi, in rappresentanza dell'Anpi di Rimini.

Rimini celebra il 25 Aprile, sindaco Gnassi: 'grave Ministri che disertano la festa della Liberazione' - Foto 1
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