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VIDEO Canfora, Bergonzoni, Sinibaldi e Capossela record di applausi per i 400 anni della Gambalunga

Sottolineata l'importanza della lettura per combattere oscurantismo, ignoranza e superstizioni

Attualità Rimini | 16:34 - 24 Aprile 2019

di Francesca Valente
Per soffiare su 400 candeline ci vogliono due polmoni grossi così. Per festeggiare 400 anni di storia, di condivisione e di letture ci vogliono passione, abnegazione e devozione per la cultura, di cui la biblioteca Gambalunga si è fatta cenacolo in tutti questi anni di aperture al pubblico riminese, e non soltanto. I festeggiamenti di ieri, martedì 23 aprile (anche giornata mondiale del libro, ndr), sono stati carichi di emozioni. Il pomeriggio denso di suggestioni al teatro Galli, la serata cucita di ilarità e spunti intellettuali al teatro degli Atti. Elemento comune l’affluenza e il calore degli spettatori presenti, che hanno affollato platee e gallerie di entrambi i luoghi e che si sono quasi letteralmente spintonati per garantirsi gli ingressi gratuiti agli appuntamenti per il compleanno dell'anno.

STORIA E BIBLIOTECHE
Primo ospite d’eccezione il filologo, storico e saggista Luciano Canfora, che ha offerto un’ampia panoramica del percorso politico attraversato dalle biblioteche nel corso della storia. Condizionato dalla vicinanza con il 25 aprile, a metà discorso Canfora non può che fare un passaggio sul fascismo, definendolo un «pericolo perenne che incombe sempre pur se in forme diverse». Non di molto tempo fa un episodio di intolleranza culturale che lui stesso ricorda, «il tentativo penoso da parte di un’autorità civica di sfrattare l’istituto per la Storia del movimento di liberazione “Cappellini” di Urbino, un archivio di storia della resistenza di tutto rispetto». Le vicende che mettono in pericolo le biblioteche italiane sono quindi attuali e la loro presenza è un efficace antidoto contro l’oscurantismo, le superstizioni e la regressione culturale. L’alfabetizzazione è un po’ l’antefatto di questi fondi: «Servivano strumenti per conservare il sapere e condividerlo: le raccolte librarie private ma fruibili da cerchia di collaboratori è nata con le scuole filosofiche: erano strumenti di ricerca invisi e non accessibili da tutti. Nel mondo romano le biblioteche sono costituite dai libri rubati ai popoli vinti, anche con gesti violenti e ingiustificati: Cartagine è stata distrutta immotivatamente quando non era più un pericolo: le sue biblioteche furono disperse, tranne i libri di agricoltura».

ALESSANDRO BERGONZONI E MARINO SINIBALDI
Dopo di lui sale sul palco del Galli la collaudata coppia Bergonzoni-Sinibaldi, accomunati da una sfrenata passione per la lettura e dal naturale rigetto per la televisione. «Il paradosso è sentirmi fare i complimenti per non essere passato in tv», racconta l’attore e scrittore bolognese Alessandro Bergonzoni in un’incontenibile ondata di stimoli per parole. «Oggi siamo qui in quanti, 500 persone? Se fossimo andati in un programma televisivo a fare questi stessi discorsi avremmo raggiunto 800 mila, forse un milione di persone. Ma io non vado in tv a dire queste cose, perché la distrazione dietro allo schermo è troppa e questi concetti non vanno regalati, preferiamo darli a voi, a Rimini e per la Gambalunga», strappando un applauso. «Ci vorrebbero 8 anni di spettacoli per raggiungere quelle cifre. La televisione non dà il tempo, scrive sotto, sopra, nelle finestre a scomparsa… Leggere il tv fa capire che la lettura sta altrove, il passaggio culturale dovrebbe avvenire in altre condizioni».

Ragionamenti da capogiro, come tutto il loro intervento del resto. Al suo fianco siede e interviene a momenti alterni il giornalista e speaker radiofonico (ma anche bibliotecario) Marino Sinibaldi, talvolta sopraffatto dal flusso verbale di Bergonzoni, ma non certo intimorito, quanto più umilmente in ascolto. «Chissà se Alessandro Gambalunga avrebbe mai pensato che la sua biblioteca sarebbe arrivata così lontano…», si chiede, «la gente dice di fare fatica a leggere, ma la vera fatica è immaginare, ecco perché i linguaggi multisensoriali come quelli lanciati da smartphone, tv e internet sono così diffusi». La voce passa così in fretta dall’uno all’altro che per diversi istanti la sensazione è di essere ipnotizzati dall’improvvisazione. «La metà del tempo trascorso in biblioteca è perso a dire ai presenti di stare zitti. Il silenzio di una libreria è rumorosissimo e ricco di relazioni. La solitudine del lettore è la più affollata. I festival italiani dedicati alla letteratura sono così frequentati perché i lettori si sentono soli nel loro ruolo e vogliono vedere gli altri, come sono fatti e cosa leggono. La lettura non è un bene socialmente riconosciuto. Quando nel futuro dovranno disegnare il nostro presente, faranno vedere qualche fiction italiana dove, però, non si legge mai. Se non da malati». «Quando leggi, pensi», incalza Bergonzoni, «ma oggi siamo disabituati a questo comportamento anche per paura del silenzio, nonostante sia un rumore meraviglioso perché è elettrico, è vibrazionale». In chiusura una sollecitazione all’attivismo: «Abbiamo avuto la Shoah, abbiamo avuto il genocidio degli Armeni, cosa ci serve ancora? Manca la creazione di un uomo nuovo, manca un’anima nuova. Abbiamo paura di essere dèi».

VINICIO CAPOSSELA
In molti sono arrivati ieri sera agli Atti credendo di assistere "solo" a un concerto del “ri-trovatore” polistrumentista Vinicio Capossela. E invece no, una volta sul palco la responsabile della biblioteca Gambalunga Oriana Maroni ha annunciato che il cantautore avrebbe intrecciato una conversazione con il semiologo Paolo Fabbri e con il saggista Piero Meldini, entrambi riminesi. La scelta di coinvolgere Capossela per questo importantissimo anniversario è stata presa perché «Vinicio ha usato molto la letteratura e la cultura popolare, anche orale. È anche un appassionato indagatore di libri», come spiega Maroni. E visto che sta per uscire il suo nuovo album “Ballate per uomini e bestie” costruito su un’accurata indagine sui bestiari medievali, la conversazione a tre è stata l’occasione per addentrarsi in certi temi quali la superstizione, la malinconia (ma forse anche «melancolia» come incalzava Capossela al microfono), il macabro, le bestie (come il lupo mannaro a cui Capossela dedica “Le loup garou”), i mostri (come non citare quello di Ravenna) e gli erbari («Alla Gambalunga non ci sono bestiari ma un bellissimo erbario del Quattrocento» puntualizza Meldini).

«Non riesco a definirmi “trovatore”», puntualizza il musicista tedesco ma con profonde radici in Campania, «preferisco “ri-trovatore” di storie che hanno passato decine di mani e che grazie alle biblioteche vengono ancora custodite e ci vengono messe a disposizione». Fino a quel momento non è ancora tempo di suonare. Lo sarà quando sul palco salirà il musicista Giovannangelo De Gennaro, esperto di strumenti antichi, che accompagnerà magistralmente le esecuzioni di Capossela, sempre alternate a interventi e riflessioni. L’amore, l’unico argomento distonico dolcemente glissato dall’ospite, viene poi riportato prepotentemente sulla scena con l’intonazione finale della canzone “Con una rosa”, il desiderio esaudito di Fabbri. La sua musica è un piacere per le orecchie e per la mente. E gli applausi fragorosi che l’hanno salutato, pure.