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25 aprile 2019, "Il fascismo è tornato". Per Anpi Rimini sono giorni intensi

A 75 anni dalla Liberazione d'Italia dall'oppressione nazifascista il dibattito politico si infiamma

Attualità Rimini | 06:52 - 25 Aprile 2019 Corteo Anpi a Rimini in piazza Tre Martiri, 2016 Corteo Anpi a Rimini in piazza Tre Martiri, 2016.

di Francesca Valente
Il fascismo sta tornando. Nel dibattito politico, nelle rivendicazioni quotidiane, nelle battaglie ideologiche. Ecco perché il ruolo dell’Anpi, che non raccoglie più soltanto i partigiani italiani ma i resistenti di ogni età e provenienza, diventa sempre più centrale e attuale.

IL RUOLO DEI GIOVANI
In provincia, così come anche nella sezione di Rimini, ci sono già diversi giovani pronti a raccogliere il testimone, alcuni già con ruoli centrali di coordinamento e organizzazione. «Attualmente contiamo 250 iscritti che saliranno a 350, anche 400 nei tesseramenti delle manifestazioni dei prossimi mesi», precisa Silvia Zoli, vicepresidente della sezione cittadina, «i giovani sono circa il 10 per cento ma nessuno di loro è arrivato perché parente dei soci iscritti». Proporzione al rialzo per la sezione provinciale, formata da oltre un migliaio di tesserati, dei quali «il 20 per cento giovani», enumera la presidente provinciale Giusi Delvecchio. I ragazzi arrivano «per loro sensibilità o per la militanza in altre realtà di sinistra come associazioni o comitati studenteschi». Esiste anche un circolo chiamato Brigata Corbari che ha intrecciato nel recente passato la sua attività con il centro sociale autogestito Grotta Rossa, anche se ultimamente «gli impegni di studio e di lavoro ne hanno rallentato in parte l’attività», spiega Zoli.

L’intera Anpi nazionale sta scontando la scomparsa dei partigiani, i veri combattenti nella lotta per la Liberazione. Tra i viventi si annovera il presidente della sezione riminese Valter Vallicelli, nome di battaglia “Tabac”, 92 anni portati con grande orgoglio e molti aneddoti ancora da raccontare alle nuove generazioni, nelle scuole e negli incontri pubblici. Lui che aveva iniziato a lottare contro il nazifascismo a 16 anni, è un esempio di resistenza che sa parlare ai giovani, nonostante la grande distanza generazionale.

L’IMPORTANZA DEL 25 APRILE
Per Delvecchio e Zoli l’importanza di celebrare l’anniversario della liberazione d’Italia è centrale, soprattutto in un momento come l’attuale, in cui i ministri leghisti diserteranno le manifestazioni dedicate alla Resistenza. «I ministri che non vogliono presenziare lo fanno perché sanno quanto è importante, soprattutto per le giovani generazioni che non possono più contare sulle testimonianze dirette della guerra», esordisce Delvecchio. «Conoscere le proprie radici può condizionare gli andamenti politici di un Paese: la conoscenza fa sempre paura al potere. Relegare la Liberazione a un fatto vecchio e togliere la terza prova dall’esame di Stato (quindi anche la domanda di storia, ndr) vuol dire cercare creare una generazione senza radici».
«Partecipare a queste manifestazioni è importantissimo, per il significato che hanno avuto queste giornate per il nostro presente e il nostro Paese», aggiunge Zoli. «I segnali di un ritorno al fascismo sono continui e ne arrivano tutti i giorni, anche nel Riminese: luoghi della memoria che vengono deturpati, monumenti sfregiati. La velocità con cui tutto questo sta crescendo è impressionante. Ma la cosa peggiore è che questi gruppi, queste persone, si sentono legittimati ad agire dalla politica. Un tempo almeno c’era il pudore di mostrare certi sentimenti, ma se i primi che violano la memoria sono i ministri della Repubblica…».

La sfida per l’Anpi è enorme e difficilissima: saper parlare al presente senza trascurare l’eredità del passato ma senza farsi trascinare nella mera commemorazione. «La difesa dei valori antifascisti fa parte della nostra missione nazionale», sottolinea Delvecchio. «Per noi è una battaglia centrale, che combattiamo anche qui nel territorio dialogando con le istituzioni, facendo promozione e sensibilizzazione nelle scuole e con la cittadinanza». Ma non tutte le amministrazioni riminesi si sono dimostrate ricettive: «Siamo un po’ a macchia di leopardo: ci sono amministratori sensibili che collaborano anche quando non si sentono abbastanza preparati sul tema, altri invece minimizzano e non danno aiuti». A livello nazionale è in corso una campagna per convincere le amministrazioni a modificare i loro regolamenti sulla cessione degli spazi pubblici, in modo che vengano concessi preferibilmente ad associazioni, gruppi e organizzazioni che si dichiarano antifascisti (e giocoforza vietate, o ostacolate, a chi non si dichiara tale). «Chiediamo anche che vengano sciolti i gruppi che si richiamano ai valori fascisti e razzisti», insiste Zoli, che soltanto due anni fa durante le manifestazioni del 25 aprile, parlava del rischio del ritorno del fascismo: «Sono passati 2 anni ma sembra che ne siamo passati 50 per la velocità con cui questa cosa si è insinuata. Ormai è quasi più difficile dirsi antifascisti che fascisti, o dirsi razzisti che antifascisti… Le associazioni fasciste e naziste andrebbero rese illegali, non legittimate. In ossequio alla nostra Costituzione antifascista certi gruppi non dovrebbero nemmeno poter partecipare alle elezioni, o fare banchetti in piazza».

Alle provocazioni, ai toni aggressivi e alla violenza l’Anpi risponde con propaganda e promozione della cultura della resistenza e della tolleranza: «La popolazione deve accorgersi che il problema esiste, anche grazie alla nostra presenza», evidenzia Delvecchio, «per farlo ricorriamo sempre ai mezzi che ci vengono dati dalla nostra democrazia». «L’informazione è tutta costruita, non c’è niente di casuale», conclude Zoli, «il selfie, la maglia, il mitra. Ormai le organizzazioni neofasciste non nascondono più il loro apprezzamento di fronte a questi gesti».

LE INIZIATIVE
La cerimonia ufficiale per la festa della Liberazione avrà inizio alle 9.55 al parco Cervi, dove troneggia il monumento alla Resistenza. Dopo la posa della corona, partirà il corteo con la posa dei fiori al Cippo Silvio Cenci e le soste in piazza Tre Martiri, via Cairoli e piazza Ferrari. Alle 11 in piazza Cavour interverrà il sindaco Andrea Gnassi e ci sarà l’orazione celebrativa di Paolo Rossi, giovane militante nella sezione Anpi di Rimini.
Nel pomeriggio torna la Danza della Liberazione in piazza Cavour con balli popolari accompagnati dalle musiche de L’Uva Grisa. Ci saranno i banchetti delle associazioni antifasciste riminesi. Collaborano all’organizzazione della giornata il Coordinamento donne Rimini e l’istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea della provincia.