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Distacco Montecopiolo e Sassofeltrio, richiesta di sospensione dal presidente delle Marche

"Motivi di illegittimità e di opportunità dell’iter legislativo del disegno di legge", Ceriscioli scrive al Senato

Attualità Sassofeltrio | 09:33 - 11 Aprile 2019 Panorama di Sassofeltrio Panorama di Sassofeltrio.

Sospensione per motivi di illegittimità e di opportunità dell’iter legislativo del disegno di legge finalizzato al distacco dalla Regione Marche  dei Comuni di Sassofeltrio e di Montecopiolo ed al loro accorpamento alla Regione Emilia Romagna; indizione di un nuovo referendum; costituzione di un tavolo istituzionale per la revisione degli ambiti territoriali delle Regioni e, in attesa di proposte organiche di revisione, interruzione dell’iter delle modifiche territoriali, come è avvenuto nel caso di Cortina d’Ampezzo; audizione sull’argomento alla Commissione Affari Istituzionali del Senato.


Sono le richieste avanzate dal presidente della Regione Marche in una lettera indirizzata all’on. Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato della Repubblica e all’on. Stefano Borghesi presidente della Commissione Affari Istituzionali.

Nella missiva il presidente della Regione Marche ripercorre le tappe della vicenda: la consultazione referendaria svoltasi nei due Comuni nei giorni 24-25 giugno 2007 con esito positivo, il  parere favorevole della Regione Emilia Romagna nel 2012, i disegni di legge presentati nel corso delle varie legislature XVI, XVII, e XVIII con contenuti e adempimenti amministrativi per le due regioni interessate non omogenei, fino al  disegno di legge approvato alla Camera dei Deputati che presenta un contenuto ancora diverso. Precisamente, l’articolo 2 pone una serie di adempimenti a carico delle Regioni Emilia Romagna e Marche che, in base al principio di leale collaborazione, dovrebbe formare oggetto di una nuova richiesta di parere ad entrambe le Regioni interessate.

Secondo il presidente della Regione Marche infatti, gli effetti che derivano dalla separazione dei Comuni non si esauriscono nel mero passaggio da una Regione all’altra, ma nella riorganizzazione di tutte le attività amministrative connesse, con le relative conseguenze economiche. La variazione comporterebbe ripercussioni su molteplici servizi, come l’ambito sociale, il distretto sanitario, il ciclo dei rifiuti, il ciclo idrico integrato, la gestione dei beni demaniali e forestali nel monte Carpegna, che verrebbe diviso fra due Regioni, la gestione degli impianti sciistici di Montecopiolo, finanziati con fondi della Regione Marche, oltre ad altre ripercussioni dal punto di vista socioeconomico, per i cittadini e per le imprese.

Per ciò che concerne l’opportunità di proseguire nell’iter legislativo intrapreso, nella lettera si sottolinea che una larga parte della popolazione residente ha espresso, solo  alcuni giorni fa, con la sottoscrizione di una petizione, la volontà contraria al distacco dei Comuni di Montecopiolo e di Sassofeltrio dalla Regione Marche: hanno firmato ben 1013 cittadini.

Alla luce di questo straordinario risultato il Presidente ritiene dunque necessario che le amministrazioni comunali interessate indicano un nuovo referendum e che, nelle more dell’espletamento dell’auspicata e rinnovata procedura referendaria, si sospenda l’iter di legge presso entrambi i rami del Parlamento. Infatti, trascorsi ben 12 anni dal primo referendum, il corpo elettorale ha dichiarato una volontà diversa pur sotto forma di petizione e, pertanto, il Senato e la Commissione Affari costituzionali di tale ramo del Parlamento, debbono tenere necessariamente conto delle motivazioni per cui la Regione Marche non ha espresso fino ad ora il parere, così come le ragioni e gli interessi dei Comuni limitrofi.

Le strategie per la ricostruzione del sistema economico e del territorio delle Marche, duramente colpito dalla crisi sismica ed ancora in stato di emergenza, presuppongono necessariamente il mantenimento dell’unitarietà del suo territorio, e non la sua divisione, dopo l’ulteriore lacerazione dei 7 Comuni della Valmarecchia all’Emilia Romagna. Conseguentemente alla riduzione del numero dei Comuni, dei residenti, e dell’impoverimento del tessuto economico, perdurante da anni per la crisi economica  e per il sisma, - conclude la lettera -  il Parlamento avrebbe il dovere di avviare un confronto sull’esigenza non tanto di ridurre le dimensioni territoriali, ma di omogeneizzare i territori a difesa e tutela dei cittadini, rendendo effettivo il confronto istituzionale tra i diversi livelli di governo.