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Lo storico negozio Carichini, simbolo di una Novafeltria che resiste

Enrico e Antonietta in via Mazzini hanno vestito i piedi di quattro generazioni

Attualità Novafeltria | 05:47 - 14 Aprile 2019 Lo storico negozio Carichini, simbolo di una Novafeltria che resiste

di Francesca Valente

Ha vestito i piedi di quattro generazioni soddisfacendo i gusti di tutte le età e inseguendo i cambiamenti obbligati della moda e del mercato. Partito il 3 aprile di 51 anni fa qualche civico più in là, a 22 anni un giovanissimo Enrico Carichini si è lanciato in un’avventura imprenditoriale che ha segnato per sempre la storia sua e della famiglia. A partire dalla moglie e compagna di una vita Antonietta Suzzi, che quand’era fidanzata con lui faceva la maestra delle elementari a Novafeltria ma già l’aiutava nella bottega di scarpe, per poi decidere con il matrimonio nel 1972 di dedicarsi interamente alla gestione del negozio di calzature.

«Mi sono diplomato come perito tecnico ma ho iniziato quasi subito a fare questo lavoro», racconta il titolare da dietro il bancone di via Mazzini 25 ripercorrendo i passi principali della piccola azienda di famiglia. «Siamo qui da 36 anni, abbiamo aperto quando non c’erano ancora né supermercati né centri commerciali».

All’epoca del 1968, l’anno di apertura di Carichini calzature, le domeniche si passavano al Jolly (che era ancora un bar ma si trasformerà presto in discoteca) per guardare la tv, giocare a bocce e ballare (perché nel fine settimana la pista da lancio diventava pista da ballo, con tanto di orchestra). «All’inizio non sapevo se vendere camicie o scarpe», parte a ricordare, non senza qualche remora, «proponevamo le ditte del momento partendo dai marchi romagnoli. Vendevamo anche 80, 90 paia di scarpe al sabato. Nel 1980 abbiamo venduto mille paia di dopo sci in un solo inverno! Li portavo con la mia Fiat 128». Anche le scarpe da vendere in negozio andavano comprate all’ingrosso, perché i piccoli fornitori ancora non c’erano. «Partivo anche alle 4 del mattino per rifornire il mio negozio».

«C’erano intere famiglie che si mettevano in fila dentro e fuori il negozio per comprare le scarpe nuove a tutti. Abbiamo venduto paia a genitori, figli, nipoti e ora anche pronipoti», aggiunge la moglie Antonietta con emozione, «c’era l’abitudine ad avere un paio per ogni occasione e la maggior parte delle scarpe all’epoca erano di cuoio. Ora invece è un lungo periodo in cui vanno solo le tennis: anche i piccolissimi le indossano alle cerimonie, alcuni anche al battesimo! Il prodotto specifico non esiste quasi più». Questa affermazione dà la prospettiva di come siano cambiate le cose in appena mezzo secolo: «Le scarpe di oggi sono di qualità inferiore e la gente ne compra sempre meno», aggiunge il marito, «una volta per riuscire ad andare incontro a tutte le esigenze cercavamo di anticipare gli ordini di stagione, anche per incentivare gli acquisti dei villeggianti». «Non esistevano le buste di carta: legavamo le scatole una sopra l’altra con lo spago», si inserisce la moglie, «c’erano famiglie che andavano via con le pile alte così», fa segno con le mani.

I tempi d’oro però sono passati da un bel po’. «Circa 15 anni fa poi sono arrivati i centri commerciali…», aggiunge Carichini laconico. L’unico modo per sopravvivere era quello di distinguersi per offerta e prodotti. «Noi trattiamo tutto, dalla scarpa elegante a quella sportiva, anche se oggi vendiamo soprattutto articoli sportivi. Fortunatamente il negozio è di proprietà quindi non dobbiamo pagare l’affitto, ma le difficoltà sono molte e legate anche alla nostra età. Abbiamo i nostri clienti affezionati, alcuni dei quali ci chiedono di non chiudere. Io così tanto il mio lavoro da non saper smettere» mentre la moglie lo incalza dicendo «ci stiamo rimettendo la schiena». L’età si fa sentire», ammette lui che forse ha anche la voglia di riposare un po’, dopo tanti anni di sacrifici non troppo pesati. «Vorrei che lo prendesse qualcuno», esclama Carichini riferendosi al suo negozio, «mi dispiacerebbe moltissimo doverlo chiudere».

La più grande soddisfazione per Antonietta è «aver venduto scarpe a milanesi e romani, venuti in vacanza da queste parti. Sapere di aver soddisfatto i gusti di persone che arrivano da città molto grandi è una bella vittoria. Mi accorgo subito quando qualcuno indossa le nostre scarpe: a volte penso a quanto belle sono soltanto una volta indossate e portate in giro». L’unico rammarico di Carichini invece è di «non aver aperto qualche altro negozio quando il mercato andava forte e si vendeva un sacco. Ma è andata bene così».