Venerd 19 Luglio03:05:28
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

VIDEO Discriminazioni di genere sul lavoro per mamme e papà: in aumento i casi in provincia

Nel 2018 i casi sono passati da 34 a 43: ben 244 donne si sono dimesse per problemi tra maternità e lavoro

Attualità Rimini | 16:48 - 08 Aprile 2019

di Francesca Valente
Nove casi in più rispetto al 2017: è questo il bilancio dell’attività della Consigliera provinciale  di Rimini Carmelina Fierro, che questa mattina - lunedì 8 aprile - in sala del Buonarrivo nella sede dell’ente ha illustrato i dati dell’attività svolta nel corso del 2018, con una retrospettiva rispetto all’anno precedente. Una crescita che preoccupa ma che rende sempre più centrale la permanenza della figura, istituita a livello ministeriale per contrastare la discriminazione di uomini e donne sul luogo di lavoro.

I DATI
Nel 2018 sono state 43 le persone seguite dalla Consigliera per presunti o evidenti casi di discriminazione di genere sul luogo di lavoro: erano 34 lo scorso anno. «Quest’anno ho assistito anche 3 uomini», racconta Fierro alla platea, composta non soltanto da giornalisti ma anche da amministratori, associazioni e sindacati, «tutti e tre per difficoltà legate a permessi di lavoro e paternità».
L’età media dei casi ricevuti quest’anno è leggermente superiore, passata da 41 a 43 anni, con la spiegazione che «è probabilmente correlata alla nascita del secondo figlio, quindi alla crescita delle difficoltà incontrate nella correlazione dei tempi tra maternità e lavoro». Il 25 per cento del totale ha una laurea e più di 5 anni di esperienza lavorativa.

«Le donne arrivano sempre più spesso da sole e non più tramite la segnalazione del sindacato: aumenta la consapevolezza probabilmente, assieme alla percezione immediata del disagio, con i primi segnali di difficoltà».

Il 55 per cento dei casi appartiene a grandi aziende con più di 100 dipendenti, il 27 per cento a medio grandi, il resto a piccole realtà. Il settore terziario dei servizi è in aumento coinvolgendo molto il mondo delle cooperative: «nelle attività di relazione d’aiuto il disagio è diverso e necessita di un’analisi specifica e dettagliata».

LE MOTIVAZIONI
Tra i motivi che hanno portato queste persone a rivolgersi alla consigliera sono soprattutto di problemi legati alla genitorialità (32 per cento), a seguire le difficoltà legate alla progressione di carriera (29, in aumento), i casi di molestia (24) e infine di conciliazione vita-lavoro.

Per capire ancora meglio il fenomeno della discriminazione di genere sul lavoro però bisogna dare uno sguardo anche ai dati forniti dall’Ispettorato territoriale del lavoro: sono 244 le donne che lo scorso anno si sono dimesse dal lavoro per motivi legati all’inconciliabilità tra il loro lavoro e la maternità: 209 sono italiane, 15 provenienti da paesi UE e 20 extra UE. La maggior parte ha un’età compresa tra i 34 e i 44 anni. «Nella Direttiva approvata l’altro ieri dal Parlamento si parla di diritto alla flessibilità di orario per le donne neomamme», precisa Fierro, «In caso di rischio discriminazione si può ricorrere alle dimissioni per giusta causa, anche se prima bisogna fare almeno un tentativo per cercare di mettere in campo un’azione con l’azienda».

GLI ESITI
Nel 19 per cento dei casi sono state messe in campo azioni positive (quando la persona conferisce delega alla Consigliera per rapportarsi con azienda, sindacati e/o legali): l’azione concordata con il datore permette il ripristino dell’equilibrio che sembrava perduto (es. orario flessibile o part time reversibile). L’informazione è aumentata tantissimo, fino a raggiungere la vetta del 44 per cento. L’alternativa alla delega è il coinvolgimento della Consigliera per conoscenza: «Io non voglio litigare, voglio lavorare» è la spiegazione a ricorrono di più le donne che si rivolgono a lei per chiedere un aiuto.

Il 27 per cento dei casi sono verbali di conciliazione legati alla risoluzione del rapporto di lavoro: la persona lascia il lavoro spesso con garanzie minime di tutela. Nel 10 per cento infine la Consigliera è incorsa in casi di valutazione di non discriminazione di genere: erano piuttosto casi di conflittualità e/o mobbing non riferibili però a problemi con il genere.

IL SALUTO DEL PRESIDENTE
«Siamo in scandaloso ritardo rispetto a certe aree, come la comunicazione di dati e servizi all’esterno», ammette il presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi, «mi assumo ogni colpa, così come l’impegno di seguire l’attività e di affiancare la Consigliera in questo settore, per essere sempre più presenti nella nostra azione. Oltre al rilevamento e alla trattazione c’è una parte culturale che ci coinvolge tutti e che è stata sviluppata da azioni positive volte alla promozione del rispetto delle diversità, di genere, non solo sul posto di lavoro, ma anche a partire dalla famiglia». E la vista, di questi tempi, si fa sempre più importante.
Ma tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile dell’Onu, al punto 5 c’è anche l’uguaglianza di genere: «Mi ha colpito vederla di fianco a questioni come la salute, l’ambiente, la società. Vuol dire che è riconosciuto come un elemento fondamentale per il nostro viver bene in società».