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Caso Giulio Lolli: estradizione solo dopo il processo il Libia

L’imprenditore ha accettato di ritornare in Italia

Attualità Rimini | 09:59 - 30 Marzo 2019 Giulio Lolli Giulio Lolli.

La possibile estradizione in Italia di Giulio Lolli dalla Libia, alla quale l'imprenditore ha già acconsentito, potrebbe avvenire solo quando sarà definita la sua posizione nei confronti della giustizia libica. E mentre risulta che il procedimento penale a suo carico nel paese straniero "sia già iniziato e che un'udienza sia prevista tenersi prossimamente", l'Ambasciata italiana a Tripoli, "che si mantiene in contatto con i familiari di Lolli e con il suo legale di fiducia, ha richiesto alle autorità libiche il suo trasferimento in una struttura penitenziaria migliore" di quella ove si trova al momento. E ha chiesto anche che Lolli possa avere regolari contatti con i familiari. Sempre l'Ambasciata, d'intesa con la Farnesina, "continuerà ad adoperarsi per ogni assistenza possibile al connazionale". E' quanto spiega la viceministro degli Affari esteri Emanuela Claudia Del Re, rispondendo a un'interrogazione del deputato Alessandro Fusacchia del gruppo misto che chiede lumi sulla detenzione in Libia dell'imprenditore bolognese ed ex presidente della Rimini Yacht, arrestato in Libia nel 2017 con l'accusa di possesso illegale e traffico di armi, truffa e sostegno al terrorismo. La complicata vicenda, ripercorre Del Re nella sua risposta, e' iniziata già nel 2010, quando Lolli e' fuggito in Libia perché su di lui cui pendono anche due mandati di cattura internazionale, emessi dalle Procure di Bologna e di Rimini per i reati di estorsione, rapina e bancarotta fraudolenta. Sulla base di questi mandati, l'imprenditore e' stato arrestato una prima volta dalla Polizia libica nel gennaio 2011. Nello stesso mese dall'Italia e' arrivata la richiesta di estradizione alle autorità libiche per via diplomatica e da allora Lolli ha fatto perdere le sue tracce. Poi, appunto, ecco il nuovo arresto nell'ottobre del 2017, stavolta per i reati contestati all'uomo dall'autorità giudiziaria libica. A quel punto l'Ambasciata italiana a Tripoli si attiva per comprendere le ragioni del provvedimento e chiedere quali sono i capi d'accusa a carico dell'interessato, poi formalizzati, e ottiene, "pur nel complesso contesto in cui si trova ad operare date le note condizioni di sicurezza nel Paese", di fare una visita consolare per verificare le condizioni di salute e di detenzione del connazionale, prosegue la viceministro. Altre visite consolari sono seguite e appunto, mentre l'Ambasciata continua a tenere monitorata la situazione, a oggi risulta che l'eventuale estradizione possa avvenire solo una volta chiarite le posizioni di Lolli con la giustizia libica. Il deputato Fusacchia, replicando, si dichiara soddisfatto della risposta del Governo, che "tenuto conto della data di presentazione dell'interrogazione, comprende importanti aggiornamenti rispetto alle condizioni di detenzione in Libia del connazionale Lolli".