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Rimini Calcio, il presidente Grassi: 'Petrone la mia scelta: ha carta bianca'. Tamai resta con altri incarichi

'Acori? Ci voleva un volto nuovo'. Salta l'ingaggio del mental coach: 'Il mister ha detto che non serve'

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Sport Rimini | 17:01 - 27 Marzo 2019 Stretta di mano tra il presidente Giorgio Grassi e il neo allenatore del Rimini Mario Petrone Stretta di mano tra il presidente Giorgio Grassi e il neo allenatore del Rimini Mario Petrone.

 Il presidente Giorgio Grassi si è affidato ad un quarto mister per cercare di salvare il salvabile. “Stavolta la scelta è tutta mia, non avrò rimpianti. Ho fiducia, vogliamo provarci fino alla fine. Cercavo un decisionista, ecco perché ho scelto lui” puntualizza. Dice che quando si arriva a cambiare quattro tecnici (“Io non ho nulla da rimproverare ai tre che si sono avvicendati: tutti hanno dato tutto”) bisogna riflettere e capire cosa non è andato per il verso giusto.

Riguardo al direttore sportivo Pietro Tamai sottolinea come ci abbia messo la faccia nel dopo partita dicendo ‘è stato un spettacolo indegno e chiediamo scusa. Ci prendiamo le nostre responsabilità, soprattutto io’. Resta un dipendente del club e si occuperà di altre cose, ma accanto alla prima squadra resterà solo Petrone e il suon staff. Quanto a Ricchiuti “è un tesserato de La Fiorita, è un uomo della città, è quello che dà una mano, da esterno, nel settore giovanile.  Fa tutto per passione”.
“Io ho dato a Peteone in esclusiva le mani del nostro futuro. Lui ha in mano il nostro destino. Se Petrone mi dirà che qualcuno si metterà di traverso sarà fuori con un calcio nel culo. La squadra ha bisogno di un verbo unico, di una parola unica. Il mio motto è questo: le persone che non sono utili sono dannose”.
Sul passato Grassi dice: Le cose sono andate male oltre i nostri demeriti, forse mancava un nocchiero, un timoniere con più esperienza nel sapere gestire i momenti difficili. Se tornassi indietro rifarei le stesse cose perché in quel momento ritenevo giusto agire così”. Ai tifosi chiede di tener aperta la linea di credito, dice di credere fortemente nella cittadella dello sport di cui c’è assoluto bisogno.
Grassi si interroga come sia possibile che siano capitate – a Imola e a Verona – due Caporetto di tale portata. Ha evocato la figura di un assassino: ‘Quando ci sono ko come Imola o Verona vuol dire che sono accadute cose che hanno turbato l’ambiente.  Scoprirò cosa ci ha portato agli ultimi risultati. Ma dopo Caporetto, ci sono il Piave, Vittorio Veneto, Trento e Trieste. Possiamo vincere la nostra guerra: il 5 maggio mi aspetto il bollettino della vittoria. E’ il tempo di osare, forse fin qui l’abbiamo fatto poco”.
Il futuro? “Pensiamo all’oggi”.
Perché non ha ripeso Acori, il tecnico che voleva la piazza, già a libro paga, che conosceva la squadra?
“Avendo già lavorato con questo gruppo non avrebbe potuto incidere in maniera decisiva rispetto ad uno fuori dalla mischia
come Petrone”
Era in arrivo un mental coach. Non se ne fa più nulla?
“Si tratta di un personaggio che ha conseguito ottimi risultati nel mondo del calcio, ma Petrone, che pure ha lavorato con un mental coach, ha ritenuto che in così poco tempo si debba lavorare collettivamente e non su uno o pochi giocatori. E quel che decide Petrone è vangelo”.
Ai giocatori coasa dirà?
“Nulla più fino alla fine, ho cercato di rincuorarli e di spronarli ma forse non ho trovato le parole giuste ho inflazionato i miei interventi. Non mi sento la persona adatta per quel che riguarda il loro lavoro”.
Stefano Ferri

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