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Ius Soli, vicesindaco di Rimini dice sì: 'fondamentale per dare diritti ed esigere doveri'

A Rimini sono circa tremila i cittadini nati in Italia e attualmente residenti a Rimini, figli di genitori stranieri

Attualità Rimini | 13:07 - 26 Marzo 2019 Gloria Lisi, vicesindaco di Rimini Gloria Lisi, vicesindaco di Rimini.

Il vicesindaco di Rimini Gloria Lisi interviene sul dibattito, riapertosi nelle ultime ore, sullo Ius Soli. In base a una precedente proposta di legge presentata nel 2015, approvata dalla Camera, ma ancora in attesa dell'esame del Senato, un bambino nato in Italia diventerebbe automaticamente italiano se uno dei due genitori si trova in Italia da almeno 5 anni; in caso di genitore con permesso di soggiorno, ma non proveniente da uno Stato membro dell'Unione Europea, per la concessione dello Ius Soli, secondo la proposta di legge presentata in Parlamento, è necessario soddisfare tre requisiti: reddito non inferiore all'importo annuo dell'assengo sociale, un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge e il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Gloria Lisi, in una nota, afferma il suo sì alla modifica di legge che introduca lo Ius Soli nell'ordinamento giudiziario italiano: "Dare cittadinanza è chiamare la persona a una piena responsabilità e a una più consapevole partecipazione, alla presa di coscienza che il diritto di essere italiano pretende il dovere di legge, costume, civilità e cultura".

Di seguito la nota.

Sono  tremila (2.997 per la  precisione, di cui di questi n. 2.795 sono minorenni e n. 202 maggiorenni) i cittadini nati in Italia e attualmente residenti a Rimini, figli di genitori stranieri. Sono persone nate e cresciute da noi, che sono andate all’asilo e a scuola con i nostri figli e figlie o che lavorano nella nostra città.

Persone che partecipano al presente e al futuro del nostro paese e che, con questo, è giusto che condividano diritti e doveri.  Per questo penso che lo Ius soli è una regola ragionevole,perché è impossibile pensare che non debba essere regolato ciò che ormai è vita di ogni giorno. Dare cittadinanza è certo aprire a una nuova condizione chi si sente ancora fuori posto, ma anche chiamarlo a una piena responsabilità, a una più consapevole partecipazione, alla presa di coscienza che il diritto di essere italiano pretende il dovere di legge, costume, civiltà, cultura di chi ti dà l’onore e la gioia di esserlo.

Personalmente, e come Amministrazione comunale, abbiamo sempre sostenuto questa necessità, concedendo ad esempio la cittadinanza onoraria per i minori stranieri nati in Italia e residenti a Rimini (0-18 anni) nell’ambito dell’iniziativa “Rimini sono anch’io!”, che ha visto coinvolte circa 400 famiglie. Un'esperienza nata diversi anni fa proprio per stimolare il dibattito nazionale sul tema dello “ius soli”. Oggi come allora ribadisco che una piena cittadinanza passa dal diritto-dovere di sentirsi parte attiva della propria comunità.

Per questo, lo ripeto, lo Ius soli è un necessario atto di onestà che dovrebbe andare oltre gli steccati ideologici, oltre le contrapposizioni di parte, prendendo atto di ciò che è semplicemente la realtà che ci circonda tutti i giorni, a Rimini come nel resto dell’Italia.