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L'ultimo saluto ad Alberto Bucci, con Petrucci e Ancelotti tanti ex campioni del basket

L'amico sacerdote: "Anche nella malattia ha sempre messo al primo posto l'amore per la vita"

Attualità Rimini | 19:42 - 12 Marzo 2019 I funerali di Alberto Bucci nella chiesa della Riconciliazione a Rimini I funerali di Alberto Bucci nella chiesa della Riconciliazione a Rimini.

“Alberto mi telefonava ogni tanto, anche se non aveva nulla da dire. ‘Voglio sentire la tua voce’ mi diceva. L’ultima volta che gli ho parlato, una decina di giorni fa, mi ha sussurrato: ‘Ti voglio bene, ricordati di me. Se  puoi pensami’. Era così Alberto. L’ho conosciuto ad un incontro assieme al comico Cevoli, l’arbitro Rizzoli e ci trovavamo spesso, ci confrontavamo. Alberto aveva una profonda stima delle persone che conosceva a fondo, quelle che collaboravano con lui, che gli stavano accanto. Era un ottimista e guardava alla positività della vita anche nel caso della grave malattia oppure quando questa ti mette davanti delle barriere come nel suo caso. Per lui l’handicap non era un limite, anzi, la molla per una nuova sfida. Per certi versi, Alberto è stato un antesignano dello sport paralimpico”.

Don Massimo Vacchetti, origini riminesi, responsabile dello sport della diocesi di Bologna, ha ricordato così la figura dell’amico Alberto Bucci, il coach bolognese e riminese d’adozione di cui oggi alla Chiesa della Riconciliazione ha celebrato i funerali assieme al parroco don Paolo Lelli. In prima fila l'ex presidente del Coni e presidente della Fip Petrucci (il presidente della Virtus era membro dell’Italia Basket Hall of Fame) e l’allenatore di calcio Carletto Ancelotti, legato ad Alberto da una forte amicizia: Bucci aveva seguito per alcuni giorni il lavoro dell'allenatore azzurro anche a Dimaro la scorsa estate, all'inizio del nuovo corso napoletano. “Ciao amico mio” ha scritto sui social proprio l'allenatore azzurro mentre oggi all’uscita della chiesa Carletto è filato via in silenzio.
Tanti gli ex campioni di ieri e di oggi, molti dei quali hanno scritto le pagine più belle del basket italiano. L’elenco è lungo: tra gli altri Binelli, Villalta, Myers, Costa, Magnifico, Morandotti, Ponzoni, Da Seno, Griffin. E ancora: i riminesi Angeli, Ferro, Benatti, Crow, il primo americano di Rimini neopromossa in A2 dove l’allora Sarila arrivò nel 1978 a suon di promozioni direttamente dalla serie D precipitò nel 1974. Il suo scopritore, Gian Maria Carasso, che pescò questo giovane coach appena 26enne nel settore giovanile della Fortitudo affidandogli il difficile compito della resurrezione; Riccardo Cervellini, capitano della Sarila di allora e poi dt dietro la scrivania, Giampiero Arcangeli e il massaggiatore Angeli, il preparatore atletico e amico Saulle. Tra gli allenatori erano presenti Pancotto, Lasi e Mazzon.
Notato anche Luciano Capicchioni a rappresentanza del Basket Rimini di oggi, una folta delegazione di RBR col tecnico Massimo Bernardi, giocatori, dirigenti e il presidente Maresi, infine figure delle società delle minors romagnole. Presente anche l’assessore allo sport del Comune di Brasini con la fascia tricolore. E altri uomini di sport come gli allenatori Acori (“ai tempi della serie B mi incontravo spesso e le chiacchierate con lui ti arricchivano sempre”) e Pederiva.

Flavio Carera che ha avuto come coach Bucci a Bologna, Livorno e Fabriano, ricorda: “Il nostro rapporto è stato ultradecennale, allenava col cuore e per lui i giocatori davano più del cento per cento. Ti rendeva partecipe, era un istruttore, sapeva coinvolgerti. Era uno che trasmetteva dei valori di cui c’è tanto bisogno nel mondo dello sport e del basket in particolare”.

Sul feretro la foto di Alberto sorridente e la sciarpa della Virtus. All’uscita mentre il carro funebre si allontava il lungo applauso dei tifosi, in testa quelli della Virtus presenti con tanto di striscione e arrivati a Rimini come tanti altri dopo aver presenziato in mattinata alla camera ardente a Palazzo D’Accursio di Bologna. La salma non sarà tumulata, ma cremata.
Stefano Ferri