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Minacce, estorsione e lesioni alla ex fidanzata minorenne: condannato 23enne tunisino

Il nordafricano l'avrebbe anche costretta a un rapporto orale. Lui: 'L'ho lasciata e si è inventata tutto'

Cronaca Rimini | 19:21 - 06 Marzo 2019 Violenza sulle donne, foto di repertorio Violenza sulle donne, foto di repertorio.

Condannata a due anni e sei mesi di reclusione per estorsione minaccia e lesioni personali e pagamento di 600 euro di multa, assolto invece per il reato di violenza sessuale. E' questa la sentenza del Gup Vinicio Cantarini al termine del processo con rito abbreviato condizionato nei confronti di un tunisino di buona famiglia da anni trapiantata in Italia, ventiduenne all’epoca dei fatti e difeso dall’avvocato Gianmaria Gasperoni. La richiesta del pm era stata di cinque anni e quattro mesi.

Secondo la denuncia della fidanzatina del giovane residente in un paese limitrofo a Rimini, il 23 agosto del 2017 va in scena una violenta discussione a casa del ragazzo che quella sera decide di troncare una relazione assai tormentata. La quindicenne -  a suo dire - viene picchiata, presa a schiaffi e morsi sul naso e costretta infine ad un rapporto orale. Una volta tornata a casa assieme alla madre, che non raccoglie confidenze dalla figlia né si accorge di quanto sarebbe accaduto, la giovane avrebbe ricevuto una telefonata minatoria dal fidanzato che reclamava 250 euro. La ragazza, allora, di nascosto sottrae il bancomat alla madre di cui manomette il cellulare per evitare che arrivi l’sms di allerta dalla banca, e in bicicletta raggiunge la casa del partner per consegnargli il denaro richiesto. Accuse, quelle della minore (che non si è mai costituita parte civile), sempre respinte con forza dal giovane compagno: anche dai referti del Pronto soccorso nulla viene evidenziato. In realtà - secondo la versione dell'imputato - non ci sarebbe stata nessuna violenza o minaccia: quella somma di denaro sarebbe servita alla ragazzina -  seguita da operatori di una comunità per disturbi dell’adattamento - per fuggire di casa a causa dei suoi continui litigi coi genitori. E proprio lui dovrebbe dissuasa dal suo proposito nei pressi della stazione dove si stava recando per prendere il treno e convinta di fare ritorno a casa.
Una vendetta consumata dalla ragazza - e ancora la versione dell’imputato - in quanto non accettava la fine della loro storia tanto che il pomeriggio alle 18:30 del 23 agosto un testimone portato dalla difesa avrebbe assistito alla discussione, visto il giovane che si allontanava e la ragazzina che in lacrime riferiva di essere stata lasciata e che per questo motivo gliel'avrebbe fatta pagare. La difesa ha annunciato appello per la infondatezza assoluta e totale del criterio delibativo utilizzato dal giudice.