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Cattolica, al Teatro della Regina Daniele Pecci porta in scena "Il fu Mattia Pascal" venerdì 1 febbraio

Il capolavoro di Pirandello, la fuga di Mattia Pascal che diventa Adriano Meis e poi ritorna alla sua vita senza riuscirci

Eventi Cattolica | 10:46 - 28 Gennaio 2019 Daniele Pecci fotografato da Fabio Lovino Daniele Pecci fotografato da Fabio Lovino.

Tre personaggi: Mattia Pascal, Adriano Meis, il redivivo Mattia Pascal. La Morte dell’identità delle maschere nude. La rinascita attraverso qualcosa di nuovo: l’umorismo. Venerdì 1 febbraio (ore 21,15) il teatro della Regina di Cattolica ospita il capolavoro pirandelliano Il fu Mattia Pascal, con Daniele Pecci, per la regina di Guglielmo Ferro. Lo spettacolo,  una produzione di Arca Azzurra Teatro, La Contrada – Teatro stabile di Trieste e Abc Produzioni, vede in scena insieme al protagonista interpretato da Daniele Pecci, anche Rosario Coppolino, Maria Rosaria Carli, Giovanni Maria Briganti, Adriano Giraldi, Diana Höbel, Marzia Postogna e Vincenzo Volo. Le scene sono a cura di Salvo Manciagli, i costumi di Françoise Raybaud.

IL FU MATTIA PASCAL

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo, dove vince alla roulette un'enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni  nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.