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Uno Bianca, mamma Carabiniere ucciso: 'Abbiamo nipoti disoccupati e ai Savi danno permessi e lavoro'

"La strage più orrenda del dopoguerra", sono le parole di Anna Maria Stefanini, madre di Otello, uno dei tre carabinieri uccisi

Attualità Rimini | 15:58 - 04 Gennaio 2019 Fabio Savi Fabio Savi.

"Perché non si parla più della Uno bianca, che è la pagina più sporca del dopoguerra? Di tutte le stragi che ci sono state è la più orrenda, ma non se ne parla. Come non sappiamo perché vengono dati tutti questi permessi" agli assassini. Sono parole di Anna Maria Stefanini, madre di Otello, uno dei tre carabinieri - gli altri sono Andrea Moneta e Mauro Mitilini - uccisi il 4 gennaio del 1991 a Bologna dai fratelli Savi (Roberto, Fabio e Alberto) e dai loro complici. "Il ricordo non cesserà mai" ha detto Stefanini, che ha partecipato come ogni anno alla commemorazione per l'eccidio del Pilastro, prima nella chiesa di Santa Caterina e poi davanti al cippo che ricorda le vittime. "Perché tutti questi permessi? Specie al più piccolo (Alberto Savi, ndr) che può uscire dal carcere e ha il lavoro. Noi abbiamo i nipoti disoccupati - ha aggiunto - e loro hanno il lavoro. Cosa significa la buona condotta? Tanto i Savi quando usciranno faranno quello che ha fatto Angelo Izzo perché ce l'hanno nel dna".

Anna Maria Stefanini, oltre a chiedersi perché non si parla più della banda della Uno Bianca, ha detto di avere un'altra domanda che la tormenta da anni. "Perché a tre carabinieri uccisi in servizio viene data la medaglia al valor civile? Vorrei che qualcuno me lo spiegasse prima di morire". Per lei la religione è stata molto importante per far fronte allo sconforto. "Se non avessi la fede sarei morta, perché mi hanno levato la cosa più bella che possa avere una madre, un figlio meraviglioso. E' come se fosse successo adesso, spero che il Signore faccia ripagare a quelle persone il male che hanno fatto. Chiedo giustizia, non vendetta". E di giustizia ha parlato anche l'arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare, nel corso della sua omelia: "Noi cerchiamo la giustizia e ricordare è già un contributo alla giustizia, che ha in sé qualcosa di divino. Il sacrificio dei tre carabinieri uccisi al Pilastro è un fragile fiore tra le pietre e la speranza sta nel fatto che il fiore non venga sopraffatto". Per il sindaco Virginio Merola, presente alla commemorazione, questo sarà "l'anno in cui concretizziamo un ricordo fattivo dell'operato dei carabinieri, ai quali rinnoviamo il cordoglio. Avvieremo i lavori - ha spiegato - per trasformare questo cippo in una caserma dei carabinieri. Se è necessario faremo una variazione del bilancio del Comune per essere sicuri di partire". Infine, sulla polemica legata ai benefici concessi ai killer, interpellato dai cronisti è intervenuto anche il sostituto procuratore generale di Bologna Valter Giovannini, che all'epoca si occupò dell'inchiesta bolognese sulla banda. "Come magistrato applico le leggi vigenti, da cittadino sono convinto che sia giunto il momento di rivedere la possibilità di concedere benefici penitenziari a chi si é reso responsabile di gravissimi reati", ha detto.