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Epifania, domenica in basilica cattedrale la Festa dei popoli con il vescovo Lambiasi

Mons. Francesco Lambiasi riconferma la tradizione iniziata nel 1996 a cui prendono parte diverse comunità di stranieri residenti a Rimini

Attualità Rimini | 15:29 - 04 Gennaio 2019 Vescovo Francesco Lambiasi Vescovo Francesco Lambiasi.

Domenica 6 gennaio, festa dell’Epifania, il Vescovo mons. Francesco Lambiasi presiederà alle ore 17.30 in Basilica Cattedrale la Messa dei Popoli, animata dalle comunità di immigrati cattolici di ogni nazione presenti sul territorio riminese.

La festa dell’Epifania è particolarmente indicata per la celebrazione della Messa dei Popoli: la festa ricorda, infatti, l’adorazione di Gesù Cristo da parte dei Magi, sapienti stranieri, venuti dall’oriente lontano per conoscere e onorare il Bambino Gesù. I Magi sono la primizia degli uomini di tutti i popoli che incontrano Cristo e lo seguono come Dio e Signore.

La Messa dei Popoli è una tradizione iniziata nel 1996; giunge quest’anno alla 24ª edizione. è un momento molto sentito dai cattolici immigrati, posti al centro della liturgia, con le loro espressioni di preghiere, di canti, di gesti. Molti sono vestiti in abiti tradizionali. Le comunità di immigrati con la loro partecipazione esprimono la loro appartenenza alla chiesa di Rimini senza perdere le loro identità e tradizioni. La Messa è stata preparata dalla Caritas Diocesana e dalla Migrantes diocesana, insieme a diverse comunità di stranieri residenti a Rimini, con momenti vissuti nelle varie lingue. Partecipano anche alcuni ragazzi del progetto Sprar, che parleranno in lingua inglese. Sono stati invitati a concelebrare tutti i sacerdoti di origine straniera residenti a Rimini. Certa la presenza di padre Cristian (comunità rumena greco-cattolica di rito bizantino), e don Viktor (comunità ucraina greco-cattolica di rito bizantino), che concelebreranno la Messa con il Vescovo.

La liturgia sarà accompagnata dal coro multietnico, diretto da Simonetta Guidi, con la partecipazione di immigrati di varie nazionalità, che seguiranno canti nelle varie lingue d’origine. Anche le intenzioni di preghiera saranno recitate negli idiomi di vari Paesi: italiano, rumeno, albanese, ucraino, filippino, nigeriano, spagnolo e inglese. Un canto in lingua cinese sarà eseguito dal coro cinese della comunità di Montetauro.
Durante la processione offertoriale rappresentanti in costume tipico tradizionale del Perù, Cina, Filippine, Ucraina porteranno all'altare anche alimenti e oggetti tipici dei vari Paesi. Le suore Indonesiane della congregazione di don Masi (Sorelle dell’Immacolata di Miramare) eseguiranno un canto e la relativa danza, mentre il Santo sarà successivamente intonato dalle suore filippine.

Al termine della celebrazione, dopo il tradizionale bacio alla statua di Gesù Bambino, seguirà una cena con specialità tipiche preparate dalle stesse comunità di immigrati e dalla Caritas. Durante la festa saranno resi noti i premiati del Concorso “Presepi dal Mondo”.
“La Messa dei Popoli e i Presepi dal Mondo – commenta Mario Galasso, direttore Caritas diocesana – sono due occasioni che camminano di pari passo per esprimere la festa e la fede, ciascuno nella propria cultura. Ma questi nostri fratelli arrivati da lontano ci ricordano anche il dramma di tanti immigrati, costretti a fuggire dal loro paese in cerca  di pace, di lavoro e di una vita dignitosa”.

Lo “straniero” è il messaggero di Dio, che sorprende e rompe la regolarità e la logica della vita quotidiana, portando vicino chi è lontano. Negli “stranieri” la Chiesa vede Cristo che “mette la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14) e che “bussa alla nostra porta” (Ap 3,20). Questo incontro fatto di attenzione, accoglienza, condivisione e solidarietà, di tutela dei diritti dei migranti e di impegno evangelizzatore, rivela la costante sollecitudine della Chiesa che scopre in loro autentici valori e li considera una grande risorsa umana. “Le famiglie dei migranti… devono poter trovare dappertutto, nella Chiesa la loro patria. è questo un compito connaturale alla Chiesa, essendo segno di unità nella diversità” (Gv. Paolo II).

L’amore verso lo straniero e verso il povero non è solo una esigenza sociale o etica o morale, ma è la riproduzione del modo di agire di Dio: “Ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore tuo Dio: perciò ti comando di fare questa cosa (Dt 17,18).
Il Vescovo di Rimini in merito cita un racconto. “Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi discepoli da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno: “Forse quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora”. “No”, disse il rabbino. “Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi”. “No”, disse il rabbino. “Ma quando allora?” domandarono i discepoli. Il rabbino rispose: “Quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Altrimenti è ancora notte nel tuo cuore”.