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Il Pd in piazza per chiedere al governo di rispettare il 'patto sulla sicurezza'

Sacchetti: "non possiamo abbandonare il progetto della 'cittadella della sicurezza', ci vuole impegno del governo nel rispettare i patti presi con Rimini "

Attualità Rimini | 14:08 - 29 Dicembre 2018 Presidio con striscione davanti alla nuova questura di Rimini Presidio con striscione davanti alla nuova questura di Rimini.

Sabato mattina a partire dalle 10 il neo segretario provinciale Filippo Sacchetti, con 50 aderenti tra cui, consiglieri regionali, sindaci, amministratori locali e volontari si sono alternati a un presidio organizzato dal Partito Democratico per esprimere il proprio dissenso e preoccupazione rispetto al rischio di non trovare una soluzione definitiva per la sede della nuova questura di Rimini, e vedere tramontare per sempre l’idea della “cittadella della sicurezza”, promossa con il patto di un anno fa sottoscritto alla presenza dell’ex ministro Minniti. Ipotesi annunciata qualche giorno fa dal sottosegretario alla giustizia Jacopo Morrone, onorevole in quota Lega.
“Come si fa a parlare di spostamento temporaneo per 18 anni? E’ l’ennesimo arzigogolo verbale con cui gli esponenti giallo-verdi (in questo caso in realtà solo verdi considerato l’assordante silenzio dei rappresentanti locali 5 Stelle solitamente piuttosto incalzanti sulla questione) vogliono fare passare ogni scelta per un’altra cosa: trasferire una qualsiasi struttura per quasi quattro lustri significa adottare una scelta definitiva e niente affatto provvisoria. Una scelta che non rispetta gli accordi sottoscritti appena un anno fa con il precedente governo per evitare che il grosso stabile costruito in via Bassi resti una cattedrale nel deserto nel cuore della città, con tutte le conseguenze del caso in fatto di degrado e sicurezza visto che nel tempo si è trasformato in ricovero di sbandati e senzatetto” incalza Sacchetti, che, così come già evidenziato dai consiglieri regionali Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi, evidenzia un altro aspetto quantomeno “bizzarro”: “Da un lato da Roma ci si ripete da mesi che la madre delle grandi rivoluzioni sarà la trasformazione dei Centri per l’Impiego, dall’altro Morrone si dimentica che nella partita Nuova Questura era coinvolto proprio il trasferimento del Centro per l’Impiego regionale: si dimentica o non è più preso in considerazione?
Non ci stupiremmo che come succede a livello nazionale ciascuno dei due alleati pensasse solo alla sua parte del cosiddetto contratto di governo, ma, come succede altrettanto spesso, sulla pelle dei cittadini e delle amministrazioni locali. Specie quelle che trovano meno “amiche” di altre.” 

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