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Tragedia di Campo Felice, archiviata l’inchiesta in cui morì il pilota riminese Gianmarco Zavoli

In sei erano indagati, per il Gip non è stato omicidio

Attualità Rimini | 09:23 - 23 Dicembre 2018 Il velivolo dopo lo schianto Il velivolo dopo lo schianto.

Azioni “risultate gravemente colpose per aver violato prescrizioni imposte dai regolamenti vigenti oltre che dal manuale operativo della compagnia, e quindi non imputabili in capo a coloro che rivestivano una posizione di garanzia”. Con questi motivi, il Gip ha posto la parola fine sulla dibattuta vicenda giudiziaria dello schianto dell’elicottero del 118 avvenuto su un costone di Monte Cefalone a Campo Felice il 24 gennaio dello scorso anno. Il riminese Gianmarco Zavoli era ai comandi di unW139 con marche EC-KJT e morì sul colpo assieme ad altre cinque persone che si trovavano a bordo del velivolo. (QUI la notizia).
 

 
Secondo il Gip che si è basato sulle valutazioni di diversi tecnici, primo tra tutti un esperto mondiale di elicotteri e per questo consulente di spicco sui disastri aerei in Italia, la tragedia è da addebitarsi al solo pilota che non sarebbe dovuto ripartire da Campo Felice dopo atterraggio o comunque avrebbe dovuto interrompere il volo e tornare alla base. Sul volo radio assistito, lo stesso non poteva essere comunque utilizzato. Per il Gip “Zavoli aveva tutti gli strumenti cognitivi e operativi per la valutazione del soccorso”.


Zavoli, nato il 22 dicembre del 1970 viveva a San Giuliano Mare, era un appassionato ciclista, iscritto alla Cicli Matteoni. Nel tempo libero dal lavoro era solito partecipare a escursioni su strada con il team amatoriale.