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Accusato del furto della propria bicicletta da un senegalese: l'assurda odissea giudiziaria, rischiava 6 mesi

Cronaca Rimini | 14:17 - 13 Dicembre 2018 Accusato del furto della propria bicicletta da un senegalese: l'assurda odissea giudiziaria, rischiava 6 mesi

Si è visto accusare da un 40enne senegalese del furto di una bicicletta elettrica della quale era regolarmente proprietario. E' durata tre anni l'odissea giudiziaria di un 30enne italiano, residente a San Marino e difeso dall'avvocato Luigi Delli Paoli, assolto dall'accusa di furto.

L'ACCUSA. Il senegalese, nella denuncia, spiegò di aver riconosciuto la bicicletta dal proprio nome apposto con il pennarello sul copertone, vedendola per caso all'interno di un negozio di riparazioni di bici nel centro di Rimini. Il 30enne, accusato del furto, ha subito collaborato con gli inquirenti, spiegando di essere il legittimo proprietario della bicicletta, che usava ogni giorno e della quale possiedeva caricabatterie e bici. 

IL PROCESSO. La difesa ha puntato il dito sulla tardività della denuncia da parte della vittima: a quanto pare era trascorso un anno dal furto al casuale ritrovamento nel negozio. Il denunciante aveva dichiarato che la bicicletta gli era stata rubata benché legata alla catena, come se fosse una normale bicicletta, poi nel dibattimento aveva invece dichiarato di averla lasciata aperta con le chiavi inserite nel circuito. L'avvocato difensore ha sostenuto che il nome, con il pennarello, poteva essere stato apposto volontariamente per reclamare la proprietà e fare denuncia: mentre il mezzo si trovava in negozio per la riparazione, magari durante un momento di distrazione del titolare. Ad ogni modo l'indagato ha rischiato una condanna a 6 mesi di reclusione e ad un'ammenda di 300 euro, ma è stato assolto con formula piena. Il 40enne senegalese invece sarà denunciato per calunnia.