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Tutelare le denuncianti, istituzione centri d'ascolto: le proposte contro la violenza alle donne

Attualità Rimini | 11:35 - 25 Novembre 2018 Tutelare le denuncianti, istituzione centri d'ascolto: le proposte contro la violenza alle donne

All'indomani dell'arresto di un 57enne della Valconca, denunciato da moglie e figlia per maltrattamenti in famiglia (la donna si è poi tolta la vita), Beatriz Colombo, responsabile regionale del Dipartimento Tutela Vittime (FOTO), interviene in una nota proponendo l'istituzione di un centro d'ascolto per le donne (ma anche per gli uomini maltrattanti) da affiancare ai centri Antiviolenza.  "L’obiettivo che ci poniamo come Dipartimento Tutela Vittime è quello di portare risultati concreti, con proposte di legge presentate grazie ad un filo diretto sia con la Camera che con il Senato, ed all’opera di un’equipe specializzata (avvocati, psicologi, criminologi, assistenti-sociali…)", spiega la Colombo.


PREVENZIONE. E' il punto di partenza, di concerto con enti e istituzioni scolastiche. Educare fin da bambini al rispetto della persona con il reinserimento dell'educazione civica tra le materie scolastiche. Prevenzione è anche leggi applicate con più severità, certezza ed effettività della pena per chi commette reati violenti. La Colombo cita anche la proposta di Fratelli d'Italia sulla  modifica dell'art. 90 Codice di Procedura Penale, proposta che prevede l’obbligo di fornire adeguata informazione alla vittima sulla cessazione della carcerazione o della misura di sicurezza disposta nei confronti dell’autore di un crimine violento.


AIUTARE LE DONNE DOPO LA DENUNCIA. La donna vittima di violenza deve avere la forza di denunciare il compagno responsabile, avendo fiducia nello Stato e nelle istituzioni. Ma al contempo lo stato deve accompagnare la vittima, tutelarla, mentre il responsabile, dopo la denuncia, affronta il percorso della giustizia. Spiega Beatriz Colombo: "serve l'acompagnamento a coloro che denunciano, in modo che siano messi in sicurezza fin da subito. Le donne hanno paura di denunciare per il dopo, ed il caso del suicidio, ne è la conferma". Per questo serve un maggior dialogo tra i centri Antiviolenza e le strutture carcerarie. Per la Colombo, la priorità "non è il castigo, ma la dignità della vittima, una diversa comprensione del reato e la riparazione del danno, con conseguente riconciliazione delle parti (dove possibile) ed il rafforzamento del senso di sicurezza collettivo, che può essere attuato solo attraverso la cosiddetta giustizia riparativa".