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Italia-Usa 1-0: Sensi in vetrina. Il Rimini lo scoprì a 12 anni. Sapucci: 'Testa e talento, un predestinato'

Sport Rimini | 12:44 - 21 Novembre 2018 Italia-Usa 1-0: Sensi in vetrina. Il Rimini lo scoprì a 12 anni. Sapucci: 'Testa e talento, un predestinato'

Stefano Sensi, uno dei protagonisti dell’amichevole Italia-Usa, per chi l’avesse dimenticato è un talento allevato dal Rimini Calcio. E’ stato scovato dal club biancorosso all’età di 12 anni, categoria Esordienti. Allora la società era nelle saldi mani della Cocif e di Vincenzo Bellavista, lavorava in profondità sul settore giovanile affidato a Valter Sapucci: investiva pescando anche fuori regione con un'ampia rete di scouting curata da Valter Macrelli e Veniero Semprini tanto che venne allestita una foresteria all'avanguardia con la supervisione di Matteo Perazzini.
Allora Sensi giocava nell’Urbania. Fece la trafila nel settore giovanile biancorosso fino ai Giovanissimi Nazionali. Poi nel 2010 si liberò in seguito alla mancata iscrizione del club al campionato di serie C e finì come altri baby al Cesena. Due anni di settore giovanile bianconero poi un paio di campionati di serie C al San Marino dove esplose in maniera prepotente, quindi di nuovo Cesena titolare in serie B e infine il Sassuolo che lo ha preso in sinergia con la Juventus. Ora il debutto in Nazionale con tanta personalità mentre si parla di un trasferimento al Milan al mercato di gennaio.
Valter Sapucci, come fu scoperto Sensi?
“Lo vedemmo per la prima volta all’opera in Urbania-Coriano di settore giovanile. Eravamo lì per seguire Moretti, che militava nello Junior Coriano, e notammo anche questo ragazzino. Ci colpì subito per le sue qualità. Poi lo seguimmo in un torneo a Montescudo, infine a Riccione per le semifinali del torneo giovanile categoria Esordienti organizzato dal Tre Villaggi – ricorda Valter Sapucci, il responsabile del settore giovanile del Rimini di allora - nella semifinale Bellaria e Urbania (in quella partita giocava anche Kalombo che il Rimini tesserò: ora milita nel Pro Piacenza, ndr). In tribuna al Nicoletti c’era Matteo Perazzini, uno dei miei più stretti collaboratori. Era una serata piovosa di aprile. Lì Stefano ribadì tutte le sue doti. Era il più piccolo in campo, ma aveva una gran tecnica, destro e sinistro con una grande facilità, giocava con una naturalezza impressionante”.
E poi?
“La famiglia aveva qualche resistenza all’inizio, c’era il problema della scuola: Urbania non è dietro l’angolo. Stringemmo l’accordo con la società marchigiana e quella fu la mossa vincente. Per due volte alla settimana Stefano faceva il pendolare, alla terza lo allenavamo ad Urbania insieme ad altri ragazzi della zona con un nostro tecnico. Dall’anno seguente andò in convitto e tutti i problemi logistici furono risolti”.
Su Sensi tra gli osservatorici sono sempre stati dei dubbi per la sua altezza. E' così?
“E’ vero,  anche a livello di rappresentative nazionali. Ma Stefano già allora aveva personalità oltre che doti tecniche. Sfondare nel mondo del calcio è sempre stato un suo obiettivo e dunque si applicava al massimo. Un ragazzo sveglio, di personalità. Quello che colpiva di lui era che non solo vedeva la giocata, ma addirittura la prevedeva. Un talento così va tenuto stretto. Io e gli altri miei collaboratori al Rimini non abbiamo mai avuto dubbi sulla sua esplosione anche se tra i giovani di allora altri parevano avere prospettive migliori. Era veloce, rapido, giocava con la testa. Vi dico che il nostro Rimini arrivò alle semifinali nazionali coi Giovanissimi Nazionali in cui lui militava venendo eliminato dal Genoa. Nella sua categoria era uno dei migliori”.
Non fu possibile trattenerlo quando il Rimini ripartì dalla serie D?
“Ci provai in tutti i modi, con Romagna, un altro che sta facendio bene, ci riuscii, con Sensi no. Il Cesena non si era lasciato scappare l’occasione”.
A proposito di Cesena, viene da ricordare Daniele Zoratto, portato a Rimini da Arrigo Sacchi, proveniente dal Cavalluccio. Anche su di lui si nutrivano perplessità per la sua altezza.
“Proprio così, anche Zoratto arrivò alla serie A e poi alla Nazionale. Per qualità tecniche, temperamento, struttura fisica, Sensi può essere paragonato a Zoratto, tra l’altro marchigiano come Stefano”.
Stefano Ferri