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Le rotonde di Rimini si illuminano di viola, ecco perché

Attualità Rimini | 13:51 - 14 Novembre 2018 Le rotonde di Rimini si illuminano di viola, ecco perché

Anche quest’anno Rimini aderisce alla campagna di sensibilizzazione “Facciamo luce sul tumore al pancreas”, che accende i riflettori su una malattia ancora troppo poco conosciuta. E’ questo il motivo per cui, nella serata del 15 novembre,  alcune rotatorie della città si illumineranno di luce viola, il colore scelto per sensibilizzare e attirare l'attenzione su questo importante tema e sulla necessità di investire nell’informazione per le campagne di prevenzione.

Saranno quattro le rotatorie che si coloreranno di viola e cioè quella posta in via Flaminia Conca; quella all’incrocio tra via Dante e via Roma; quella di fronte chiesa di San Nicolò ed in fine quella all’incrocio tra Via Tripoli e Via XX Settembre. Un’azione di sensibilizzazione importante che si unisce a quella di tanti privati tra cui l’hotel simbolo di Rimini Grand Hotel e l’hotel  i-Suite.

L’iniziativa, che sui social è identificata con l’hashtag #wpcditalia, è promossa dall’Associazione Nastro Viola Onlus, con la collaborazione dell’associazione riminese di volontariato Oltre la Ricerca, della Fondazione Nadia Valsecchi e dell’Associazione My Everest Onlus. La campagna “Facciamo luce sul tumore al pancreas” è arrivata in Italia nel 2016 e ha riscosso un successo sempre crescente: grazie al tam tam di pazienti e familiari e all’impegno di istituzioni pubbliche e private. L’anno scorso sono stati ben 80 i comuni che hanno aderito all’iniziativa che nel mondo coinvolge palazzi, monumenti, edifici, piazze,  luoghi simbolici e suggestivi come le Cascate del Niagara o l’Opera House di Sidney.

La campagna di sensibilizzazione nasce con l’obiettivo di portare l’attenzione pubblica su una patologia che in Italia, ogni anno, colpisce oltre 13mila persone. L’idea è quella che, con gesti anche semplici, si possa modificare la storia naturale di questo “killer silenzioso” che ancora, a cinque anni dalla diagnosi, ha una mortalità stimata del 90% e che, nonostante questo, riceve soltanto il 2% dei fondi europei destinati alla ricerca.