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Anche a Rimini protesta su nuova legge sull'affido condiviso: 'proposta retrograda e maschilista'

Attualità Rimini | 17:33 - 10 Novembre 2018 Anche a Rimini protesta su nuova legge sull'affido condiviso: 'proposta retrograda e maschilista'

Anche a Rimini si è tenuto un presido per protestare contro la proposta di legge del senatore della Lega Nord Pillon sull'affido condiviso, testo che prevede l'affidamento condiviso dei figli nelle coppie separate e l'azzeramento dell'assegno di mantenimento. In circa 60 piazze d'Italia si sono tenute le iniziative di protesta: a Rimini in piazza Tre Martiri. Era presente anche il consigliere regionale Nadia Rossi, riminese, di seguito il suo commento.

Ho conosciuto, direttamente e indirettamente, storie di donne vittime di violenza fisica e psicologica per mano del compagno. Mogli e madri del territorio che con fatica, grazie al supporto del nostro Centro antiviolenza, hanno trovato il coraggio di interrompere relazioni malate prima che diventassero davvero pericolose, salvando se stesse e i propri figli da un futuro infelice. Una via di uscita che si farà sempre più stretta ed impervia se lo sventurato disegno di legge del senatore leghista Pillon troverà il modo di venire alla luce, con effetti devastanti sull’intero assetto del diritto famigliare.

Stamattina siamo scesi in piazza Tre Martiri e in tutte le piazze di Italia: rappresentanti dei centri antiviolenza, sindacati, associazioni per dire no ad un ddl che definire maschilista e di impronta patriarcale è davvero riduttivo. Quello del senatore Pillon è un disegno di legge miope, retrogrado, iniquo, ma soprattutto dannoso per le madri, per i padri e soprattutto per i figli, ed è l’ennesimo segnale di uno scollamento preoccupante tra chi governa e la realtà.

Ben venga l’illuminazione del vicepremier Di Maio, che ha ammesso che il ddl Pillon “così non va”.  Peccato che l’annuncio di correttivi per bocca del leader pentastellato suoni più allarmante che rassicurante, perché lascia intendere che, al netto di qualche aggiustamento in corsa, si proseguirà sulla strada intrapresa. Un percorso che, per come è stato pensato e impostato, metterà a rischio la serenità dei figli di coppie separate, aggraverà i costi della separazione con l’inserimento della figura del ‘mediatore familiare’, di fatto metterà ancor più in difficoltà il genitore nella posizione economica e psicologica più debole (spesso mamma). La separazione diventerà oltre che un trauma emotivo per la famiglia, un lusso che in pochi si potranno permettere, costringendo molte coppie a proseguire nella vita in comune solo per mere questioni economiche.  E non da ultimo cancellerà le tutele per le donne che denunciano violenza subita dal marito, che in questo ddl passano da vittime a presunte colpevoli.

Capisco l’imbarazzo che hanno avuto gli esponenti della Lega e dei Cinque Stelle che hanno preferito evitare di presentarsi in Commissione pari opportunità in Regione quando è stato il momento di discutere di una proposta che sembra essere stata scritta almeno sessant’anni fa, figlia di una regressione culturale allarmante.

Invito il senatore Pillon e i miei colleghi che anche incoerentemente si sono schierati al suo fianco, ad avvicinarsi alla realtà dei centri antiviolenza, ad ascoltare le storie di quelle donne che hanno trovato la forza di reagire e interrompere una catena di sofferenze, capire cosa c’è dietro ad una separazione quando le risorse economiche sono poche e le complicazioni sono tante. Scopriranno che spesso è proprio la volontà di difendere i figli a far scattare nelle donne la molla per uscire anche dalle situazioni più drammatiche. Invito anche si oppone a questo imbarazzante provvedimento a non fermarsi alla manifestazione di piazza di oggi, ma ad affrontare il tema nei consigli comunali, nei consigli provinciali, fare incontri di approfondimento e informazione per spiegare a tutti i rischi di un disegno di legge figlio del bigottismo e di ignoranza.

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