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Giorgio Bellini: mostra del grande artista riminese. Inaugurazione sabato 10 novembre

Eventi Rimini | 14:54 - 09 Novembre 2018 Giorgio Bellini: mostra del grande artista riminese. Inaugurazione sabato 10 novembre

È uno dei più grandi pittori riminesi viventi. Un’artista capace di ricevere premi e riconoscimenti un po’ ovunque, mai banale e in grado di inseguire e regalare con la tavolozza suggestioni e domande. In occasione dei suoi 80 anni (appena festeggiati) e delle 60 stagioni di attività artistica, Giorgio Bellini espone presso la Galleria dell’Immagine di Rimini, dal 10 novembre fino al 9 dicembre 2018. “Nell’animo della raffigurazione”, questo il titolo dell’esposizione, propone paesaggi degli anni Novanta e Duemila, quelli più rarefatti, con gli scorci della Valmarecchia quasi insondabili, eterei, che possono essere persino scambiati per luoghi dell’anima.
In mostra 25 grandi quadri, tutti paesaggi.
L’inaugurazione è in programma sabato 10 dicembre, alle ore 17.30: parteciperanno l’assessore alle Arti del Comune di Rimini Massimo Pulini, e i curatori del catalogo della mostra (Pazzini editore, Verucchio, pagine 154) Raffaele Milani e il critico Luca Cesari.

Giorgio Bellini è nato a Vergiano nel 1937. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, l’artista da tempo vive a Corpolò, in Valmarecchia.
Con la sua arte ha attirato negli anni l’attenzione di molti intenditori d’arte, critici e artisti: Luigi Pasquini, Enzo Dall’Ara, Gerardo Filiberto Dasi, Luca Cesari, Vittorio Sgarbi, Antonio Paolucci, Gabriello Milantoni, Bianca Arcangeli, solo per citarne qualcuno.
Pittore e scultore, maestro accademico, dal 2004 è cavaliere Ufficiale Commendatore dell’Ordine della Repubblica Italiana. Membro di numerose accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, nel 2008 gli è stata conferita l’onoreficenza di Maestro Accademico dalla Pontificia Accademia di Roma – Istituto di Cultura universitaria e di Studi Superiori. Nel 2018, dopo aver ricevuto il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, è stato nominato Accademico d’Onore dall’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, l’Accademia artistica più antica del mondo.
Ha esposto in innumerevoli mostre, sia personali sia collettive, in Italia e all’estero. Sue opere sono conservate nell’Archivio della Biennale di Venezia, in Biblioteche Nazionali, in Musei d’Arte (da Città del Vaticano alla Repubblica di San Marino, da Ancona a Bucarest), oltre che in numerose raccolte e collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.
Il suo nome figura in numerosi repertori e dizionari dell’arte del ‘900 italiano.

Le “visioni velate” sono la cifra dell’ultimo periodo artistico del pittore e scultore della Valmarecchia. Questa peculiarità tutta belliniana è una poetica della cosiddetta velatura, ideale “cerniera” tra paesaggio interiore ed esteriore, considerando la realtà evidente un elemento non vincolante per l’espressione artistica.
“La poesia assoluta della luce” porta alle estreme conseguenze le caligini da anni sempre più spesse e ricercate nella pittura del Bellini.
“Egli è uno dei piccoli protagonisti della vicenda segreta e minore dell’arte tradizionalista locale; è uno dei sapienti artigiani del pennello, degli umili iniziati che calibrano il loro estro su vetusti dettami, dei seri professionisti di un mestiere sempre più appartato. – ha scritto recentemente di lui lo storico e critico d’arte riminese Alessandro Giovanardi - Eppure sarebbe scorretto pensare alla sua pittura come ad uno stagno immobile, mai increspato da inquietudini e mutamenti, piatto e senza sommovimenti e vibrazioni.
Ora, con gesto quasi rituale, si stendono le sue caligini, sempre più spesse e ricercate. Qui, tuttavia, la poetica della “velatura” del paesaggio si estenua fino ad assumere in sé l’irriconoscibilità come valore poetico nuovo e definitivo: l’elemento paesaggistico tradizionale viene volutamente sottoposto a un’operazione di occultamento storico e geografico, per cui la dialettica di visibile-invisibile s’accresce del contrasto tra radicamento e spaesamento”.
Non riconoscendosi più in un determinato luogo della Romagna, Bellini “dipinge un paesaggio ormai del tutto interiore e spirituale, disancorato dai lacci più stretti della realtà: - prosegue Giovanardi nella sua analisi - la nebbia che i maestri della sua terra hanno pensato come metafora inquietante della morte e dell’ignoto, come similitudine della nostalgia addolorata per un tempo ormai irraggiungibile è sentita invece da Giorgio come l’evaporare dello sguardo verso la luce ed è affrontata con fiducia e gioia”. Nella foto Giorgio Bellini mentre dipinge nel suo studio

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