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Barman accusato di spaccio per un'intercettazione, la difesa: "equivoco per una parola, vendeva attrezzi per cocktail"

Cronaca Rimini | 06:12 - 28 Ottobre 2018 Barman accusato di spaccio per un'intercettazione, la difesa: "equivoco per una parola, vendeva attrezzi per cocktail"

Furono colti, in un'intercettazione videoambientale, intenti in una compravendita, che per la procura riguardava un quantitativo di droga. Due barman riminesi si trovano a processo, ma negano ogni addebito: colpa di un equivoco sorto per una lettera, la L, quella che distingue la parola meta (metafetamine) da metal pour, un dosatore di liquidi che viene usata dai barman. I legali degli imputati, gli avvocati Piero Venturi e Luca Signorini, hanno presentato richiesta di archiviazione. La vicenda nasce a seguito di indagini della Polizia su un giro di spaccio. Il video in questione ritrae i due barman: il più giovane chiede all'altro dell'attrezzatura; alla domanda "quante ne vuoi di meta", lui risponde una decina. Per gli inquirenti si trattava di metanfetamine. I legali difensori hanno richiesto l'acquisizione a processo delle immagini, sottolineando che la parola pronunciata è metal. Altri quattro barman sono stati sentiti e hanno confermato che il presunto spacciatore è un professionista che, oltre a tenere corsi e stage, vende attrezzature, tra queste il metal pur. Allo stesso modo il più giovane dei due barman indagati non sarebbe l'acquirente di un quantitativo di droga superiore ai limiti di legge, ma semplicemente di attrezzi del mestiere per perfezionare la sua tecnica.