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Reati, furti, rapine: Rimini al secondo posto per denunce. Il commento del presidente della provincia Gnassi

Attualità Rimini | 11:19 - 22 Ottobre 2018 Reati, furti, rapine: Rimini al secondo posto per denunce. Il commento del presidente della provincia Gnassi

Pubblicato dal Sole 24 Ore l'"Indice della criminalità 2018". Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Rimini è al secondo posto per segnalazioni alle autorità. Al primo Milano, medaglia di bronzo per Bologna. La città romagnola ha 6.951,16 delitti denunciati ogni 100mila abitanti.

Il commento del presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi

La provincia di Rimini chiude l’anno 2017 registrando 23.448 reati denunciati, 813 in meno rispetto al 2016 (un calo del 3 per cento), e con un decremento di 3.223 reati (- 12,31 per cento) rispetto a quanto manifestato cinque anni prima, quando vi furono 26.741 denunce. Questi dati confermano il trend in progressiva discesa nell’arco quinquennale per i 25 Comuni del territorio riminese, con una diminuzione di oltre il 10 per cento nel solo biennio 2016/2017, ormai avvicinando i livelli rilevati con la Provincia a 20 Comuni e 35 mila residenti in meno.

Dal punto di vista fattivo, questo è l’elemento più interessante, e confortante, che emerge dall’ormai tradizionale graduatoria riportata dal quotidiano ‘Il Sole 24 Ore’. Una classifica che, anche per il 2017, vede la provincia di Rimini agli ultimi posti, così come si verifica ogni volta dal 1998 ad oggi allorché mai si è andati più in là del terzo gradino del podio italiano. Il Sole 24 ore spiega anche questa volta come statisticamente i 25 Comuni che compongono il territorio riminese siano penalizzati dalla cosiddetta ‘correzione turistica’: ai 335 mila residenti ufficiali si dovrebbero aggiungere i consistenti flussi turistici che accumulano ogni anno 16 milioni di pernottamenti e altrettanti ‘escursionisti’ e cioè i turisti che vengono e vanno nella stessa giornata. E’ lampante come, se si applicasse questa quota di ‘residenti aggiunti’ (che vale oltre il 20 per cento del dato demografico ufficiale), muterebbe in parte il risultato finale, peraltro più incidente rispetto ad altri territori vista la dimensione demograficamente contenuta della provincia di Rimini. E’ quello che ha più volte scritto la Prefettura inviando diversi memorandum in questo senso allo stesso Sole 24 Ore.

Ma al di là di questo, comunque non un dettaglio visto che poi la graduatoria finale genera una discussione a volte distorta, vanno messi in fila ragionamenti un po’ più propositivi, in un’ottica di miglioramento degli strumenti per il lavoro futuro.

Il primo, appunto, è il trend in discesa da 5 anni a questa parte, a dimostrazione del lavoro efficace che stanno portando avanti le forze dell’ordine, la Prefettura e le polizie municipali dei 25 Comuni in provincia. A testimonianza di questo, basta vedere come, tra 2016 e 2017 in provincia di Rimini, i furti in abitazione calino del 21 per cento, quelli nei negozi del 6 per cento, i furti di auto decrementino del 15 per cento; resta tra le più basse del Paese la quota di omicidi, tentati omicidi e infanticidi. Questo è dunque un lavoro sul campo prezioso, nonostante endemiche e storiche zavorre strutturali, a partire da una Questura classificata in categoria C, che solo la realizzazione punto a punto del Protocollo sulla Sicurezza sottoscritto lo scorso dicembre dal Ministero dell’Interno, Prefettura e tutti i Comuni riminesi, potrà finalmente sanare.

Il secondo aspetto da rimarcare, e lo si nota chiaramente in qualche aspetto paradossale della graduatoria riportata dal quotidiano economico in cui spiccano come ‘virtuose’ aree note per essere viziate da sensibili problemi di criminalità micro e macro, è sicuramente la propensione alla denuncia ancora molto alta nei 25 Comuni della provincia di Rimini. Un elemento questo, frutto di una solida relazione fiduciaria tra cittadino e istituzione e del fatto che il lavoro puntuale delle forze dell’ordine resti comunque un incentivo a non arrendersi a priori.

Il terzo aspetto, rilevato da numerosi analisti, è che con l’avanzare della crisi economica che ha messo in pesante crisi gran parte dei territori italiani, si sia innescato di default un processo di ‘maggiore attrattività’ per la criminalità verso quelle zone che ancora producono ricchezza e grossi flussi di visitatori per tutti i 12 mesi dell’anno. Questo, ad esempio, potrebbe spiegare il livello, in provincia di Rimini e in altri aree ‘turisticamente leader, di fenomeni predatori quali i furti (seppur in calo del 9 per cento rispetto al 2016) e i borseggi (comunque – 5 per cento da un anno all’altro).

La lettura di questi dati va, in definitiva, articolata su più fronti e con diversi approfondimenti. Dal mio punto di vista, il discorso che più interessa ai 25 Comuni della provincia di Rimini è sempre lo stesso: un territorio come questo, ad alti flussi di visitatori, è per sua natura più esposto di altri agli ‘assalti’ predatori. Le risposte sono efficaci, grazie all’impegno delle forze dell’ordine e dei Comuni, ma solo l’infrastrutturazione delle stesse potrà farci passare di livello. Abbiamo bisogno della ‘promozione’ della Questura dalla fascia C a quella B, che consentirebbe di avere incrementi strutturali delle dotazioni degli organici di polizia e dello spostamento della Polizia nella nuova sede, oggetto di un contenzioso infinito tra Stato e privato. Non sono azioni comprese nel libro dei sogni ma in un patto sottoscritto solo pochi mesi fa da Ministro, Prefettura e Enti locali. Più che le graduatorie, a tutti i sindaci dei Comuni della Provincia di Rimini, nessuno escluso, interessa di più avere rassicurazioni su questo.”.