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Due giovani riminesi su dieci sono in povertà, molti lavorano in nero: non sognano figli, ma il lavoro

Attualità Rimini | 15:55 - 17 Ottobre 2018 Due giovani riminesi su dieci sono in povertà, molti lavorano in nero: non sognano figli, ma il lavoro

Mercoledì 17 ottobre, alle ore 18, presso il Cinema Fulgor, a Rimini, sarà presentata la ricerca dal titolo “Poveri Giovani!”. Si tratta di una indagine realizzata nei mesi scorsi su 508 giovani riminesi attraverso questionari, interviste e focus group.


Di seguito una sintesi della ricerca


In occasione del Sinodo dei giovani indetto dalla Chiesa e con il constatare che in Caritas, negli ultimi anni, sono aumentati i giovani in situazione di difficoltà, l’Osservatorio della Caritas diocesana, insieme all’equipe giovani della Caritas e all’Università di Sociologia di Forlì, ha deciso di dedicare un anno all’ascolto dei giovani attraverso una ricerca. Sono stati somministrati questionari al Centro per l’Impiego, negli Istituti professionali, in piazza, realizzati focus group nei Centri giovani e interviste nelle Caritas parrocchiali. Complessivamente la ricerca ha coinvolto 508 giovani riminesi tra i 18 e i 35 anni.

Tra i dati che ci hanno colpito ci sono sicuramente quelli relativi al lavoro, su 508 giovani solo il 19,1% ha un lavoro e nella maggior parte dei casi si tratta di lavori precari, ma se si analizza i dati nel periodo estivo la percentuale degli occupati sale al 51,8%. La quasi totalità dei lavoratori stagionali sono studenti, quindi giovani che nel periodo estivo, invece di riposarsi, si impegnano facendo anche più delle consuete 8 ore lavorative. Il 48,6% ha però dichiarato di aver svolto il lavoro in nero o parzialmente in nero, questo purtroppo resta un dato allarmante, perché nella nostra riviera il lavoro nero è ancora diffuso e spesso sono proprio i giovani a pagarne di più le conseguenze, in quanto non consapevoli dei propri diritti.

Sempre sul tema lavoro, un altro dato che ha sorpreso è quello relativo all’età: considerando i contratti a tempo indeterminato abbiamo notato che la quota tende ad aumentare fino ai 23 anni, si riduce drasticamente fino ai 26, risale ai 27 per poi scendere di nuovo. Come dire che un giovane che entra nel mercato del lavoro con un contratto precario, rischia poi di rimanere in questa condizione per lungo tempo; tra l’altro non fa differenza il titolo di studio perché la maggior parte dei lavoratori precari sono laureati.


Il 20% dei giovani, pari a 105 ragazzi, si trova in una situazione di povertà, in quanto non riesce a pagare bollette o canoni di affitto. I più colpiti sono i giovani dai 29 anni in su, quelli cioè che stanno tentando di costruirsi una famiglia, ma anche i giovani che hanno i genitori separati (il 58,6% dei giovani con genitori separati si trova in una situazione di difficoltà). 


In particolare: 

30 ragazzi non sono nelle condizioni di mangiare un pasto completo ogni due giorni;

61 non riescono a riscaldare adeguatamente la casa;

71 non sanno come far fronte a spese straordinarie come la rottura di un elettrodomestico;

59 non riescono a sostenere le spese sanitarie

75 non possono permettersi una settimana di ferie all’anno.


Rispetto al tema povertà ai giovani è stato chiesto se conoscessero coetanei in difficoltà ed è emerso che nella misura in cui sussistono rapporti amicali stretti e di confidenza, i ragazzi, che sono venuti a sapere dell’amico in difficoltà, si sono impegnati per aiutarlo attraverso piccole azioni di solidarietà come può essere il condividere la merenda, offrire la cena, ma anche ospitare in casa. Nel caso in cui ci si sia accorti di situazioni difficili, ma sia stato assente l’aspetto confidenziale, non si è, nella maggior parte dei casi, intervenuti. Il messaggio quindi vuole essere: mettersi in ascolto dei giovani e coltivare le amicizie.


Un ultimo sguardo alla ricerca, anche se molto ce ne sarebbe ancora da dire, lo vogliamo fare sul tema dei sogni. Abbiamo chiesto ai giovani quali fossero le loro aspettative per il futuro. Il 15% ha lasciato la risposta in bianco o ha detto di non sapere rispondere. Il 70% ha messo al primo posto il lavoro, la preoccupazione è trovare un lavoro stabile, il 22,2% desidera cercarlo all’estero, gli altri il più possibile vicino casa. Solo il 29,7% ha espresso il desiderio di sposarsi ed il 33,3% di avere figli, come se il tema della famiglia, degli affetti, abbiano perso appeal, per dare invece spazio alle cose concrete. In pochi hanno scritto sogni diversi, sogni che vadano oltre le cose concrete. Il nostro augurio invece è che i giovani sognino in grande, che puntino alle stelle e alla peggio arriveranno alla luna! Come viene raccontato nel film 47900 visto al Cinema Fulgor, che sarà poi disponibile su www.caritas.rimini.it e sulla pagina Facebook Caritas Rimini.